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Dipendenti pubblici: i permessi retribuiti rientrano nel contratto collettivo

Anche in Trentino è stata applicata erroneamente la circolare ministeriale oggetto di ricorso al Tar. La sentenza stabilisce che i permessi retribuiti rientrano nel contratto collettivo nazionale del lavoro pubblico

Il Tar del Lazio ha annullato la circolare emessa il 17 febbraio 2014 dal Ministro per la pubblica amministrazione, ristabilendo che i permessi retribuiti dei dipendenti pubblici sono regolati dal contratto collettivo. Ne dà notizia la Cgil spiegando che anche in Trentino la circolare è stata applicata erroneamente. «Le novità introdotte dalla circolare - spiega Patrizia Emanuelli della Fp Cgil - erano relativamente contenute, ma l'elemento fondamentale di questa sentenza è il chiarire che i cambiamenti delle condizioni di lavoro si decidono con la negoziazione e vanno poi inseriti nel contratto collettivo: evitando dunque che quest'ultimo venga indebolito o modificato da altri tipi di norme o, peggio, da semplici circolari».


La circolare prevedeva che il lavoratore potesse godere dei permessi retribuiti (in caso di assenza per malattia, visite, terapie, prestazioni specialistiche o esami diagnostici) dietro presentazione di un’attestazione inviata, dal medico o dalla struttura sanitaria, direttamente al datore di lavoro tramite posta elettronica.

In Trentino, alcuni comuni hanno provato ad applicare la circolare, “dimenticando” che i permessi retribuiti sono normati dall'articolo 43 del Contratto collettivo provinciale di lavoro del personale comparto autonomie locali - area non dirigenziale. Con questa sentenza si torna dunque al consueto iter e i certificati medici possono essere consegnati anche in forma cartacea.

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