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Orso ucciso: potrebbe essere legittima difesa

Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta indirizzata al Procuratore Giuseppe Amato da parte dell'avvocato Mario Giuliano che, citando un verdetto della Cassazione, avanza la tesi di una legittima difesa da parte dell'uomo ad un attacco dell'animale

Egregio Procuratore,

vi è notizia di Vostre approfondite indagini riguardo all'uccisione dell'orso M2 in Val di Rabbi.
Pur non conoscendo nel dettaglio le circostanze del caso concreto, mi pare che si dia per scontato che si tratti di un episodio di bracconaggio.
Questo postulato deriva, a mio avviso, dalla propaganda provinciale e animalista secondo la quale l'orso non sarebbe pericoloso e non attaccherebbe l'uomo.
Si tratta di affermazione falsa, essendovi numerose notizie di attacchi anche mortali di orsi a uomini in diverse parti del mondo, come ben documentato dal Prof. Corti dell'Università di Milano in un suo articolo:
https://www.ruralpini.it/Inforegioni26.05.12-Orsi-killer-II.htm


Basandosi sull'appena accennato articolo del Prof. Corti, il Cons. Morandini il 3 luglio scorso formulava l'interrogazione n. 6253 alla Giunta Provinciale intitolata "L'orso costituisce un pericolo per l'uomo: cosa intende fare la Provincia?". E' significativo osservare che la Giunta provinciale non abbia ancora risposto nonostante il termine scadesse il 4 agosto scorso.
Del resto la propaganda provinciale volta a rassicurare sulla non pericolosità dell'orso, è apertamente contraddetta dalle stesse ordinanze provinciali di cattura degli esemplari cosiddetti "problematici", tra i quali, vale la pena di ricordarlo, rientrava anche M2, che avrebbe dovuto essere catturato un anno fa, non fosse stato per il ricorso del Ministero contro l'ordinanza di cattura.  


Ebbene, posto che l'orso può aggredire l'uomo, l'episodio avvenuto in Val di Rabbi potrebbe anche essere un caso di legittima difesa, pacificamente applicabile anche agli attacchi di animali secondo la Suprema Corte: "Il requisito dell'offesa ingiusta previsto dall'art. 52 c.p. per l'applicazione dell'esimente si considera integrato non solo da un'azione umana responsabile, ma anche da un danno arrecato da un animale (nella specie, la Corte ha annullato senza rinvio un verdetto che aveva condannato un uomo per l'uccisione di una volpe. Per i giudici di legittimità il fatto non costituiva reato perché l'imputato era stato costretto a sparare per difendere i suoi beni e ed i suoi familiari), Cassazione penale, sez. III, 23/04/2009, n. 25526. E da questo punto di vista direi che il fatto che la carcassa sia stata lasciata sul posto insepolta, piuttosto che fatta sparire, depone maggiormente a favore della legittima difesa piuttosto che di un episodio doloso di bracconaggio.

Cordiali saluti
avv. Mario Giuliano

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