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Gli arrestati

Gli arrestati

Operazione «Maestro»: scacco matto dei carabinieri ai grossisti della droga

Il sodalizio era operativo su Trento, Rovereto, nei territori dell'Alto Garda, dell'Alto Adige e della Valsguana

Sventato un sodalizio di grossisti della droga che riforniva gli spacciatori su Trento, Rovereto, i territori dell'Alto Garda, dell'Alto Adige e della Valsugana. Alle prime ore di martedì 1° dicembre, sono stati eseguiti gli arresti da parte di 120 carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Trento di una ventina di soggetti. Le indagini dell'operazione denominata «Maestro», seguite dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica del Tribunale di Trento, sono state condotte tra settembre del 2019 e aprile del 2020 e hanno consentito di documentare l’esistenza di un sodalizio criminale, di prevalente origine tunisina, ma con la presenza anche di italiani e marocchini, in grado di rifornire ininterrottamente le principali piazze di spaccio trentine, con eroina, cocaina e hashish.

I militari dell'Arma, a inizio dicembre, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip (Giudice per le indagini preliminari) di Trento, a carico di 23 persone ritenute responsabili del reato di associazione per delinquere, finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Tre di queste persone sono ricercate dai militari. Tra le 23 persone collocate all'interno dell'organizzazione si contano 5 donne e 18 uomini, divisi in nazionalità: 6 sono italiani, 3 marocchini e il 14 tunisini. La media delle età degli arrestati si aggira intorno ai 35 anni, la più anziana è del 1963, il più giovane del 1992.  

La consorteria criminale disarticolata sarebbe stata caratterizzata da un modello organizzativo costituito da un vincolo gerarchico, con compiti e ruoli specifici. A capo dell'organizzazione sarebbero state collocate 4 persone, tre uomini, uno dei quali arrestato prima degli altri e la sua compagna convivente. Alcuni degli associati avrebbero instaurato un rapporto tale di fiducia tale da permettere loro di ordinare sostanze specifiche, altri due sarebbero stati designati quali compartecipi delle azioni del sodalizio perché avrebbero assunto ruoli di custodi e di autisti, ripagati con droga e non denaro. L'associazione avrebbe dimostrato una elevata capacità a delinquere e pare anche la consapevolezza di cosa fosse la loro realtà.

Gli inquirenti hanno infatti notato come tra di essi fossero connessi e in grado di riorganizzarsi anche in caso di imprevisti. Emblematica si sarebbe dimostra l’attitudine dei promotori  dell'associazione ad impartire direttive ai propri sodali, pur essendo ristretti in carcere o agli arresti domiciliari, la documentata e estesa rete di clienti, la modalità organizzativa delle cessioni al dettaglio peculiari, orientate a sfuggire sistematicamente ai controlli delle forze dell'ordine, le procedure interne al gruppo. Pare infatti che dopo l'arresto di uno dei promotori, questi riuscisse a far arrivare le indicazioni dal carcere attraverso la compagna e un amico. 

Gli inquirenti sarebbero anche riusciti a dimostrare che il sodalizio avrebbe garantito una continua disponibilità di sostanze stupefacenti e “basi logistiche”, per lo stoccaggio della droga, la conservazione degli introiti derivanti dall’attività di spaccio nonché le operazioni di taglio e confezionamento delle dosi. Da buchi nei muri delle abitazioni, a luoghi non riconducibili a loro, dove nascondere e portare avanti piccoli pezzetti della catena di montaggio che avrebbe fatto funzionare un'attività di ingrosso della droga. 

L’indagine è stata svolta mediante intercettazioni e attività di osservazione, controllo e pedinamento, grazie ai quali sono stati censiti 43 episodi, costituenti reati-fine, che hanno consentito di imputare agli indagati il reato associativo e oltre 400 cessioni al dettaglio a favore di comuni assuntori. Durante una perquisizione avvenuta nel corso delle indagini, i carabinieri hanno scovato un chilo di eroina che la persona sottoposta al controllo avrebbe cercato di nascondere, invano. Nelle diverse fasi dell’indagine sono stati complessivamente tratti in arresto 24 soggetti, sequestrato stupefacente per circa 4 chili di droga, che corrisponderebbero a 23mila dosi, oltre a denaro contante per oltre 38mila euro.

Sono state proprio le quantità di stupefacente trattate, le modalità operative, le particolari cautele volte a sfuggire dalle eventuali investigazioni, oltre alle capacità di riorganizzazione appurate dagli inquirenti, che avrebbero evidenziato come queste persone avessero un elevato livello di “professionalità criminale”. Proprio questi elementi, queste «abilità» rilevate dagli inquirenti hanno dato spunto per il nome dell'operazione: «Maestro». Alle persone destinatarie dei provvedimenti sono stati contestati reati-fine che vanno a confluire nell'associazione. Questo significa che se per qualsiasi ragione un capo d'accusa dovesse crollare, gli altri rimangono in piedi. I reati contestati a queste persone prevedono pene detentive da 10 a 20 anni. 

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