Omicidio di via Brennero: Ghesla ha confessato il delitto

Sara Marquez sarebbe stata colpita una decina di volte alla testa e alla nuca con una bottiglia di spumante. A far scattare la violenza sarebbe stata una presa in giro da parte della donna: "Mi ha umiliato", ha detto

Sara Marquez

Claudio Ghesla, l'uomo fermato dalla squadra mobile con l'accusa di aver ucciso la prostituta colombiana Sara Marquez a colpi di bottiglia ha confessato. Nel corso di un interrogatorio durato circa due ore, l'imbianchino originario di Calceranica ha ricostruito assieme agli inquirenti la serata di San Silvestro.

A far sfociare la lite poi degenerata in collutazione, ha detto Ghesla, è stato il fatto che la giovane lo avrebbe preso in giro, facendogli notare che lui era ai suoi piedi e che lei lo poteva sfruttare economicamente. I due stavano insieme da circa sei mesi e Ghesla ha dichiarato di aver dato a Sara cinque mila euro, che la donna aveva spedito ai genitori in Colombia.

La sera di Capodanno, così ha raccontato l'uomo agli investigatori, Sara lo avrebbe preso in giro, facendogli notare che lui era inammorato perso, al punto che lei poteva fargli fare ciò che desiderava, ad esempio chiedendogli altro denaro. Parole che avrebbero fatto scattare in Ghesla una reazione incontrollata e violenta: l'uomo ha detto di non averci visto più dalla rabbia ("mi ha umiliato e ha riso di me"), di aver preso una bottiglia di liquore e di averla rotta in faccia alla donna. Poi è scattato il raptus: la giovane è caduta sul divano e lui, con in mano un'altra bottiglia (di spumante), ha iniziato ad infierire su di lei, colpendo una decina di volte alla testa e alla nuca.

Non pensava che Sara fosse morta, ma solo svenuta: così ha raccolto l'arma del delitto e alcune lenzuola sporche di sangue ed è uscito dall'appartamento di via Brennero in cui lei riceveva i clienti. In quel momento è stato visto da alcuni testimoni con un fagotto sotto il braccio. A quel punto ha chiamato un amico per farsi venire a prendere: questi lo ha accompagnato a casa sua e gli ha prestato dei vestiti, visto che i suoi erano sporchi di sangue, e lo ha accompagnato verso Gardolo, dove - all'altezza della tangenziale - si è liberato prima degli abiti e delle lenzuola imbrattate di sangue e poi della bottiglia usata per colpire Sara. Poi si è fatto accompagnare a casa, a Madonna Bianca, dove si è cambiato indossando vestiti suoi, abbandonando quelli dell'amico in un campo nei pressi di Aldeno.

L'epilogo è stato rapido: Ghesla ha quindi iniziato a chiamare le amiche di Sara sul cellulare chiedendo dove fosse la ragazza, dicendo che non riusciva a mettersi in contatto con lei. Gli inquirenti, che già avevano dei sospetti (perché Ghesla è stato visto uscire dall'appartamento), hanno organizzato una sorta di "trappola" mettendosi d'accordo con una delle amiche della prostituta. L'uomo è stato invitato in un locale a Trento nord, dove è stato fermato. Dapprima ha negato ogni addebito, ma poi è crollato, confessando. L'accusa nei suoi confronti - oggi dovrebbe essere convalidato l'arresto - è di omicidio aggravato da futili motivi. Si attendono anche i risultati dell'autospia e dei rilievi della scientifica.

 ''E'  fondamentale individuare il movente e la dinamica dell'omicidio per stabilire la gravità del reato di cui deve rispondere l'accusato, per capire se abbia agito d'impulso o con premeditazione'', ha detto infatti in conferenza stampa il dirigente della questura di Trento Salvatore Ascione.

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