Morto in mountain bike, la SAT: "I divieti vanno pubblicizzati, non si può andare ovunque"

La SAT torna a prendere posizione sul dibattito che oppone escursionisti e bikers: "Passa il messaggio che si può andare in bici sempre e ovunque"

Se si pubblicizzano i percorsi per mountain bike allora devono essere pubblicizzati anche i divieti. La SAT torna a prendere posizione nel dibattito che divide escursionisti e bikers sulla fruizione dei sentieri in montagna. Una compresenza che può creare situazioni di pericolo, ma anche danni alla rete di sentieri lunga complessivamente 5.600 chilometri che la Società degli Alpinisti Tridentini cura annualmente grazie all'impegno di circa 1.200 volontari.

Lo spunto per la riflessione è dato, purtroppo, dall'incidente mortale avvenuto sabato 8 giugno sul sentiero della Cresta a Cima Larici, sopra Pregasina, nella zona dell'Alto Garda. Il biker, 50enne bresciano, ha perso la vita dopo essere uscito dal tracciato, precipitando rovinosamente lungo il pendio. Il sentiero in questione, il 422A, è classificato EE, per escursionisti esperti. 

Il divieto c'è ma manca il cartello

Il divieto c'è, ma non era esposto, spiega la presidente della SAT Anna Facchini: "non era stato richiesto il posizionamento del divieto mtb, essendo il sentiero non solo fuori dalla rete mtb, ma anche stretto, esposto e classificato EE (per escursionisti esperti), caratteristiche queste da considerarlo ragionevolmente esente da transiti anche occasionali di mtb".

Già nel 2010 la SAT aveva pubblicato un Atto di indirizzo che conteneva, tra l’altro, "un richiamo alle associazioni sportive e agli enti di promozione turistica ad evitare di veicolare messaggi che tutto sia possibile e praticabile a tutti e dappertutto", spiega la Presidente. La rete a disposizione dei bikers, come risulta dai Tavoli di lavoro promossi dalle APT, è di circa 8.000 chilometri. I divieti, anche in questo caso concordati con le realtà del territorio, sono circa 500. 

La presidente SAT: "Pubblicità ingannevole per i bikers"

"Finora è mancata una campagna di informazione - conclude amaramente Facchini - mentre su riviste nazionali e su svariate pubblicazioni locali assistiamo ad una pubblicità ingannevole, in base alla quale la gente è indotta a credre che sui monti del Trentino ognuno possa andare in bici dove vuole, senza limiti. Tutti noi, bikers, camminatori, residenti e turisti, dobbiamo considerare la cultura del limite come salvaguardia della nostra e altrui vita e dell’ambiente naturale in cui viviamo".

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