Mafia, sequestrato un immobile a Madonna di Campiglio

Nel mirino il cassiere del clan Mandalà Giuseppe Acanto. I sequestri si sono spinti fino in Trentino dove gli uomini della Dia hanno messo i sigilli ad un'abitazione a Madonna di Campiglio, un appartamento del residence Catturani

Un maxi sequestro da 800 milioni di euro: beni mobili ed immobili, rapporti bancari, un intero capitale sociale e relativo compendio di numerose aziende situate a Palermo e provincia. A finire nel mirino della Dia, che ha condotto le indagini, Giuseppe Acanto, commercialista di Villabate, che fu deputato regionale del Biancofiore (formazione politica fondata da Toto Cuffaro). Acanto è considerato il cassiere del clan mafioso Mandalà di Villabate, vicino Palermo, i gestori della latitanza di Bernardo Provenzano nei primi anni duemila. I sequestri si sono spinti fino in Trentino dove gli uomini della Dia hanno messo i sigilli ad un'abitazione a Madonna di Campiglio, un appartamente del residence Catturani. Acanto era finito in diverse inchieste sin dalla vicenda di Giovanni Sucato, il cosiddetto "Mago di Villabate", coinvolto in una colossale operazione di riciclaggio che consisteva nel ricevere prestiti dietro interessi che facevano raddoppiare il capitale. Il pentito Francesco Campanella aveva accusato Acanto di essere stato votato dai boss ed era stato indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, prima che l'inchiesta si chiudesse con un'archiviazione. Le sue aziende spaziano dalle imprese edili ai prodotti petroliferi, dall'ortofrutta all'assistenza agli anziani. "Ma i suoi beni - dice Riccardo Sciuto, capo centro Dia di Palermo - non sono compatibili con i suoi guadagni ufficiali. Siamo risaliti a Giuseppe Acanto nel corso delle indagini sul mercato ortofrutticolo di Palermo. Le scritture contabili di alcune aziende finite nell'inchiesta erano tenute dal commercialista".

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