L'Università promuove un vademecum sul linguaggio di genere

Nel documento si raccomanda di declinare al femminile e al maschile tutti i titoli (il professore e la professoressa) e ruoli (il presidente e la presidente), compresi aggettivi e verbi

Proprio nella giornata internazionale in cui si ricordano i diritti delle donne, l’Università di Trento si è dotata di un vademecum "Per un uso del linguaggio rispettoso delle differenze". Un documento che vuole mandare un messaggio chiaro: un linguaggio corretto è la prima forma di rispetto delle differenze e di promozione di un cambiamento culturale.

Via libera dunque, in tutte le comunicazioni interne ed esterne dell’Ateneo, a espressioni che indichino chiaramente le differenze di genere. Nel documento, accolto dal Senato accademico, si raccomanda infatti di declinare al femminile e al maschile tutti i titoli (il professore e la professoressa) e ruoli professionali (il presidente e la presidente), compresi gli aggettivi e verbi. Oppure di ricorrere a soluzioni sintattiche e non solo lessicali per correggere le asimmetrie nella comunicazione ed evitare lungaggini e barre. Ad esempio ricorrendo all’aggettivo “studentesco” in sostituzione della locuzione “degli studenti”. Al bando poi la forma “Egregi colleghi, gentili colleghe” nell’intestazione di lettere e email: d’ora in poi l’espressione “Gentili” potrà essere utilizzata sia con riferimento a donne che uomini.

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Alla stesura del documento ha partecipato un gruppo composto da docenti di vari ambiti disciplinari (Serenella Baggio, Giulia Boato, Giovanna Covi, Vincenzo D’Andrea, Alessia Donà, Francesco Ghia, Ines Mancini, Barbara Poggio, Patrizia Tomio, Paola Villa, Silvano Zucal) che hanno preso in considerazione i diversi materiali testuali presenti all’interno dell’ateneo (documenti amministrativi, pagine web, materiali informativi di varia natura) e osservato le immagini che li accompagnano, giungendo alla definizione delle linee guida accolte oggi. Il documento segue le indicazioni europee contenute, ad esempio, nella Direttiva UE/54/2006 e nelle linee guida "La neutralità di genere nel linguaggio usato al Parlamento Europeo, 2008".

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