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Minacce razziste, l'imprenditore si scusa: "Non mi ricordo di aver detto quelle frasi"

Parla di "lessico da bar" e di "esagerazioni" l'imprenditore denunciato per una telefonata al dipendente, piena di minacce e bestemmie, intervistato dal Corriere della Sera

"Sono pentito, rileggendo quelle frasi mi ricordo solamente un terzo delle cose che ho detto". Intervistato dal Corriere della Sera l'imprenditore trentino, classe '68, denunciato per aver rivolto insulti e minacce ad un operaio si dice dispiaciuto. E non si riconosce in quelle frasi.

Il caso ha scosso l'opinione pubblica trentina e nazionale: il lavoratore, straniero, ha registrato la telefonata con la quale ha chiesto di assentarsi dal lavoro, prchè malato. Una telefonata piena di insulti al limite della decenza, bestemmie e, questo il reato, minacce dimorte.

Nella telefonata l'imprenditore rendenero, titolare di una lattoneria, ha tirato in ballo anche Salvini e Casa Pound con i quali, specifica a freddo, non ha mai avuto legami.

La telefonata: "Islamico di m...", ecco la trascrizione

Il concetto però è chiaro: "Adesso che c'è salvini ti brucio vivo, ti mando Casa Pound, attento che veniamo a casa tua". Insomma minacce politiche che sembrano echeggiare quel "La pacchia è inita" pronunciato dallo stesso ministro  dell'Inteerno.

"Chiederei scusa, ma non lo riassumerei" sottolinea, intervistato dal quotidiano nazionale, il datore di lavoro. Parla di "lessico da bar", di esagerazione" e ricorda che ha una fidanzata, ed un cavallo al quale vuole molto bene. 

La religione, usata per insultare l'operaio nella delirante telefonata, la tira in ballo anche per spiegare l'accaduto: c'era il Ramadan, il lavoratore non poteva bere, nemeno acqua, e così si sentiva male al lavoro. 

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