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Caso Grisenti, l'ex assessore mezzo salvato dalla Cassazione

Confermata l'ipotesi di truffa, ma l'ex assessore è stato scagionato dalle accuse di corruzione impropria. Nuovo processo per la tentata concussione. "Grisenti è contento che sia stata dimostrata la sua innocenza"

Silvano Grisenti può tirare un sospiro di sollievo e decidere se candidarsi alle prossime elezioni provinciali. La Cassazione ha confermato l'ipotesi di truffa, ma lo ha scagionato dalle accuse di corruzione impropria ed ha disposto un nuovo processo per la tentata concussione. Annullata, ed è qui che può scattare il ritorno in politica, l'interdizione dai pubblici uffici. Grisenti, ex assessore ai lavori pubblici della Provincia di Trento ed ex presidente di A22, era stato condannato a 1 anno e 6 mesi dalla Corte d'Appello, che aveva stabilito anche l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni, con pena sospesa, a fronte dei quattro mesi per corruzione impropria commutata in 4.660 euro di ammenda nel processo di primo grado del 16 aprile 2010.

La Corte ha quindi rigettato soltanto il ricorso che era stato presentato dai legali per la condanna per truffa. Annullata invece la condanna per corruzione impropria e annullata con rinvio alla Corte d'Appello di Bolzano quella per le accuse di corruzione e  tentata concussione. "Molto soddisfatto della sentenza", si è dichiarato l'avvocato Giovanni Ceola, difensore di Grisenti con Alessandro Melchionda. "Dobbiamo ovviamente leggere ancora le motivazioni - ha aggiunto - ma posso già dire che rispetto a prima  praticamente non rimane nulla".

"E' un buon risultato commenta l'avvocato Vanni Ceola -. Ho sentito Grisenti è contento dell'esito e del fatto che è stata riconosciuta la sua innocenza. Perché sulla truffa (l'unica imputazione che ha resistito, ndr) sono tre pranzi che per noi rimangono pranzi di lavoro sui quali non c'era nessuna querela da parte dell'A22. Si tratta di una diversa interpretazione che diamo noi rispetto ai giudici del diritto ad essere rimborsati quando si va a pranzo a trattare di questioni che riguardano la società, il rinnovo della concessione ed il rinnovo dei consiglieri nel consiglio d'amministrazione. Quindi restano tre pranzi, dopo che per 13 mesi è stato messo soto controllo il suo telefono alla ricerca di tangenti".

Le accuse attribuite in appello, da cui era stato assolto nel 2010, erano la corruzione propria, la tentata concussione e la truffa.  La corruzione propria riguarda la variante per il casello autostradale di San Michele all'Adige, in Trentino, a favore dell'imprenditore Fabrizio Collini. La tentata concussione gli è stata attribuita in veste di pubblico ufficiale, per minacce che avrebbe rivolto al direttore del Consorzio di cooperative Ccc, Giorgio Benedetti .  La truffa si riferisce infine a delle cene pagate per la società di gestione dell'A22. 

Altre persone coinvolte nell'inchiesta Giano Bifronte della guardia di finanza, per presunte tangenti nella gestione di appalti pubblici locali, erano l'imprenditore Stefano Oberosler, titolare dell'omonima società, che in appello si era visto confermare i quattro mesi del primo grado, commutati in ammenda di 4.560 euro. L'altro era Dino Leonesi, che da dirigente della Provincia autonoma di Trento ha ricoperto l'incarico di presidente di una ex struttura vescovile per sordi, la Beato de Tschiderer. Assolto in primo grado, per lui la condanna in appello era stata decisa a quattro mesi e 100 euro, con pena sospesa, per turbativa d'asta.

Per l'Autobrennero spa, società di gestione dell'A22, che aveva visto l'assoluzione in primo grado, è arrivata infine la condanna per tentata concussione, definita come commessa attraverso quello che era il presidente, Grisenti. È per 50 quote da 1.000 euro e col divieto di effettuare pubblicità per beni e servizi per due mesi. La posizione di Grisenti era stata confermata per la corruzione impropria. Gli era stato attribuito di avere ottenuto agevolazioni attraverso due episodi di sponsorizzazione. Riguardavano due distinte aziende, la Oberosler cav. Pietro spa verso una società di pallamano e la Collini spa verso una società di pattinatori. Sia Oberosler che Leonasi sono stati assolti dalla Cassazione, che nel secondo caso ha rimandato il processo alla Corte d'Appello di Bolzano.

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