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"Bambino sottratto alla famiglia", interrogazione in Comune

Secondo il racconto fatto da Gabriella Maffioletti il bambino, tre anni, si troverebbe in un "evidente stato di disagio", che dipenderebbe "dall'allontanamento" dalla madre e dalla nonna

"Un bambino è stato sottratto nonostante avesse una nonna e una famiglia unita alle spalle". Questo l'inizio di un'interrogazione presentata oggi dalla consigliere comunale Gabriella Maffioletti, in cui si affronta il caso di un minore (ha appena tre anni), seguito dagli assistenti sociali del Comune di Trento. Una questione delicata, di cui già avevamo raccontato lo scorso febbraio. Secondo il racconto fatto nell'interrogazione, il bambino si troverebbe in un "evidente stato di disagio", che dipenderebbe "dall’allontanamento, dato che anche secondo la relazione del pediatra stilata pochissimo tempo fa il bambino era sano, felice e non mostrava nessun disagio".

La storia comincia nel 2009. La figlia è stata seguita dai servizi sociali del Comune di Trento già durante la gravidanza, quando si era presentata all'ospedale Santa Chiara per una visita di controllo. Il motivo dell'interesse dei servizi sociali era soprattutto la tossicodipendenza del compagno, oltre che la situazione in casa: la relazione tra i due era inziata nel 2007, dopo qualche mese i due ragazzi erano andati insieme a convivere in un appartamento in affitto a Trento nord, ma nessuno dei due lavorava. Una circostanza che, proprio durante il controllo per la gravidanza in ospedale, aveva convinto i servizi sociali ad intervenire. Così, appena nato il piccolo, la madre e il bimbo erano stati portati in una residenza protetta, la casa Padre Angelo, in viale Bolognini a Trento: una struttura dove vengono ospitate ragazze madri.
 
La mamma, 22 anni, si era poi rivolta a Maffioletti e all’avvocato Tomas Delmonte per impedire l’allontanamento del figlio, in considerazione del fatto che alle spalle c'è una forte struttura famigliare che poteva accogliere il bambino, in primis la nonna (che di anni ne ha 47). Secondo Maffioletti "In realtà la scelta dei servizi di procedere all’affidamento non è mai stata né compresa né condivisa dalla mamma. La reazione della mamma dimostra che non è mai stata ascoltata dall’assistente sociale". 
 
Attualmente il bambino vede la mamma e la nonna una volta alla settimana. "La decisione di sottoporre il bambino a questo regime di visite estremamente rigido - afferma Maffioletti - è stata presa unilateralmente dell’assistente sociale di riferimento o dagli operatori del Centro per l’Infanzia dato che nel decreto (emesso dal tribunale dei minori nel settembre 2011, ndr) non c’è alcuna menzione al regime delle visite".
 
Nell'interrogazione depositata, Maffioletti chiede di "attivarsi immediatamente affinché venga rivisto il regime di visite imposto dalla struttura e dall’assistente sociale aumentando significativamente le visite sia con la mamma che con la famiglia in modalità non protetta, al fine di rassicurare il bambino e permettergli di arrivare senza ulteriori traumi alla prossima udienza". Altra richiesta è quella di "rimuovere immediatamente dal caso l’assistente sociale in questione", qualore fosse verificata la sua presunta "incompetenza e superficialità", nella gestione del caso.
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