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Amianto, in Trentino 2,7 milioni di metri quadri di coperture

Nella legge si ipotizza uno stanziamento annuale di 500 mila euro per tre anni, ma la bonifica costa 13,4 euro al metro, per cui la copertura finanziaria prevista garantirebbe solo 37 mila metri bonificati l'anno

E’ pronto il testo unificato realizzato dal gruppo di lavoro coordinato da Mario Magnani, e che in 8 articoli mette insieme i due disegni di legge originari, firmati rispettivamente da Michele Nardelli (con il gruppo Pd) e dai civici Claudio Eccher e Marco Sembenotti.

Per mettere mano alla bonifica del territorio dall’amianto – responsabile del terribile mesotelioma pleurico - si ipotizza uno stanziamento annuale di 500.000 euro per tre anni. Su questo punto Nardelli ha espresso perplessità: in Trentino ci sono 2.700.000 metri quadri di copertura in amianto e la bonifica costa 13,4 euro al metro, per cui la copertura della legge garantirebbe solo 37 mila metri quadrati bonificati ogni anno. Magnani ha auspicato almeno il raddoppio del finanziamento. La terza Commissione del consiglio provinciale ha intanto programmato le necessarie audizioni per arrivare poi in aula con un testo condiviso.
 
I dati relativi al problema amianto nella Provincia Autonoma di Trento sono piuttosto parziali e fa specie che nel corposo terzo rapporto dell’Ispesl relativo al Registro nazionale dei Mesoteliomi (2010) la nostra provincia risulti una zona grigia per non aver ancora fornito i dati relativi a questa patologia. Ciò nonostante non è azzardato affermare che il Trentino non si discosta dal contesto nazionale almeno rispetto all’incidenza della presenza di materiali contenenti amianto. Tutte le nostre valli e i nostri comuni sono interessati al problema e i primi rilievi che emergono dalla mappatura in corso relativa alle coperture in cemento-amianto sul territorio provinciale stimano una superficie di quasi duemilionisettecentomila metri quadrati, senza calcolare che quello che si può monitorare dalle rilevazioni aeree ci garantisce una copertura relativa ai 2/3 della superficie totale, escludendo le piccole superfici (inferiori ai 15 mq). Le valli dove la presenza è più estesa sono la Vallagarina, la Valle dell’Adige, l’Alto Garda e le Giudicarie.
 
Le cronache (e alcune ricerche mirate) hanno evidenziato singoli casi di insorgenza di malattie dovute all’esposizione all’amianto che hanno avuto un seguito giudiziario, cause intentate dalle famiglie dei lavoratori che sono morti di Mesotelioma in Trentino. Il più eclatante è quello relativo alla Valle di Ledro. Secondo lo studio del 1990 dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (“Aggiornamento a fine 1995 dello studio di mortalità tra gli ex lavoratori esposti ad amianto della Ditta Collotta – Cis & Figli di Molina di Ledro”), «una quota stimata tra il 56% e il 61% dei tumori maligni, che hanno a portato a morte gli ex lavoratori della Collotta-Cis & F. esposti ad amianto, è attribuibile all’esposizione ad amianto. Questi tumori maligni non si sarebbero cioè verificati se queste persone non avessero lavorato l’amianto-amosite in fabbrica. Se si aggiungono gli otto decessi per asbestosi (gran parte dei lavoratori viventi ne sono peraltro affetti), risulta che sono finora almeno 50 le morti da lavoro causate dell’esposizione ad amianto nella ditta di Molina di Ledro».

 

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