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Immagine di repertorio

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Questione vaccini, i sanitari no vax spostati o demansionati

Nella bozza del nuovo decreto-legge l'obbligo vaccinale riguarda tutto il comparto degli operatori sanitari, farmacisti compresi, in caso di sospensione "non è dovuta la retribuzione"

Linea durissima a Roma per i sanitari contrari al vaccino. Il decreto legge sul tavolo del Consiglio dei ministri introduce norme severe per chi rifiuta di sottoposto al vaccino anti-Covid. Nel testo del dl si legge che "la vaccinazione costituisce requisito essenziale all'esercizio della professione e per lo svolgimento delle prestazioni lavorative rese dai soggetti obbligati". E dunque, "al fine di tutelare la salute pubblica e mantenere adeguate condizioni di sicurezza nell'erogazione delle prestazioni di cura e assistenza gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socio-assistenziali, pubbliche e private, farmacie, parafarmacie e studi professionali sono obbligati a sottoporsi a vaccinazione gratuita per la prevenzione dell'infezione da SARS-CoV-2". Tutti i lavoratori del comparto sanitario dunque dovranno fare il vaccino anti-Covid, farmacisti compresi.

Conseguenze per i no vax

Confermato l'obbligo vaccinale anche in bozza, dopo giorni di ipotesi e dibattiti, però "può essere omessa o differita solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate, attestato dal medico di medicina generale". Quanto un dipendente non risulta vaccinato, nonostante l'obbligo di sottoporsi a somministrazione, "l'azienda sanitaria locale competente accerta l'inosservanza dell'obbligo vaccinale e ne dà immediata comunicazione all'interessato, al datore di lavoro e all'Ordine professionale di appartenenza. L'adozione dell'atto di accertamento da parte dell'azienda sanitaria locale determina la sospensione dal diritto di svolgere prestazioni o mansioni che implicano contatti interpersonali o comportano, in qualsiasi altra forma, il rischio di diffusione del contagio da SARS-CoV-2".

Il datore di lavoro "adibisce il lavoratore, ove possibile, a mansioni, anche inferiori", ma "con il trattamento corrispondente alle mansioni esercitate, e che, comunque, non implicano rischi di diffusione del contagio". Per i sanitari non vaccinati dunque scatta lo spostamento o il demansionamento. "Quando l'assegnazione a diverse mansioni non è possibile, per il periodo di sospensione (…)  non è dovuta la retribuzione, altro compenso o emolumento, comunque denominato". La sospensione, specifica il decreto, "mantiene efficacia fino all'assolvimento dell'obbligo vaccinale o, in mancanza, fino al completamento del piano vaccinale nazionale e comunque non oltre il 31 dicembre 2021".

Il nuovo decreto-legge ha però deluso medici per lo 'scudo penale' e l'obbligo vaccinale: "È incompleta e insufficiente la tutela penale per i professionisti, che hanno operato in un contesto straordinario. E poco incisive anche le norme sull'obbligo vaccinale" spiega il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli. In Trentino, invece, il presidente Maurizio Fugatti, si dice favorevole all'obbligo. 

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