Padre e figlio nei guai: gestivano un'officina abusiva

Entrambi avevano un altro lavoro, ma in garage la Polizia ha trovato le attrezzature di una vera e propria officina

Uno era dipendente pubblico, l'altro impiegato di una società privata. Padre e figlio sono però finiti nei guai per quello che apparentemente sembra essere il "secondo lavoro" di entrambi: il meccanico. Qualcosa di più di un hobby, almeno per gli agenti della Polizia Stradale di Predazzo che hanno segnalato i due con l'accusa di gestire una vera e propria officina abusiva nel comune di Soraga in Val di Fassa. 

Gli agenti sono stati insospettiti dal transito di un furgone che scaricava pneumatici davanti ad un garage adiacente ad una casa. L'operazione è scattata anche sulla base di sospetti della Guardia di Finanza, la quale aveva ipotizzato che nell’edificio vi fosse un’officina “in nero”, priva dell'iscrizione nel registro delle imprese degli esercenti e dei titoli autorizzativi previsti per legge per l’esercizio dell’attività.

I due Uffici di comune accordo hanno dato il via all'ispezione, che ha confermato i sospetti: all'interno del garage vi era tutta la strumentazione necessaria per svolgere riparazioni professionali. Non si conosce ancora l'ammontare del "giro d'affari" dei due: la Tenenza della Guardia di Finanza di Cavalese sta procedendo alla ricostruzione dell’attività svolta nel corso degli ultimi anni.

Sul versante delle licenze, invece, sono già scattate le sanzioni: Al responsabile dell’attività, non iscritto alla Camera di Commercio così come prescritto dalla Legge 122 del 1992, è stata notificata la violazione dell’articolo 10 della Legge 122 del 5/02/1992, la cui sanzione amministrativa prevede un minimo di 5.164 ed un massimo di 15.493 euro, nonché la confisca delle attrezzature e delle strumentazioni utilizzate per l'attività illecita. La Stradale procederà inoltre alla contestazione degli illeciti amministrativi nei confronti dei proprietari dei veicoli che si sono avvalsi del lavoro svolto abusivamente dai due soggetti, la cui sanzione prevede da un minimo di 51 ad un massimo di 258 euro.
 

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