Coronavirus, il Natale e il pericolo di una terza ondata

Governo costantemente al lavoro per capire come intervenire sul Paese attualmente diviso in aree e con restrizioni sempre più dure. L'incognita Natale potrebbe essere oggetto delle discussioni intorno al Dpcm che verrà emanato dopo il 3 dicembre, ma c'è chi parla di terza ondata a gennaio

Mancano poco più di due settimane alla scadenza del Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) in atto, fissata per il 3 dicembre. Il nuovo provvedimento potrebbe avere delle restrizioni minori sia perché pare che l'andamento del contagio sia migliorato per gli esseri umani, sia perché è in arrivo il Natale. Come riporta Today, però, dagli esperti sono diverse le perplessità legate a quest'ultima scelta. C'è infatti chi pensa che queste decisioni possano portare a una terza ondata a gennaio del 2021.

Il nuovo Dpcm per liberare il Natale e il pericolo terza ondata

Il bollettino della Protezione Civile ieri registrava un rallentamento nel numero dei positivi: 37255 (contro i 40mila di venerdì) e 544 vittime, ovvero sei in meno ma con un numero di tamponi (227695) in calo di 27mila unità. Torna a salire però il tasso di positività dal 16 al 16,3 mentre scendono i ricoveri dei pazienti con sintomi (meno della metà del giorno precedente) e aumentano in maniera contenuta i pazienti in terapia intensiva: altri 76 che portano il totale a 3306. «C’è un’iniziale decelerazione della curva dei contagi, che però va confermata», ha detto sabato 14 novembre Franco Locatelli del Consiglio Superiore di Sanità, ma gli esperti sottolineano che il rallentamento della crescita è qualcosa di diverso dal calo della curva, che è invece previsto, se la tendenza continuerà ad essere questa per la metà della prossima settimana. Non si può dire se i segnali di rallentamento della curva siano concreti, in alcune regioni segnali di miglioramento per ora non ce ne sono. 

Decreto Natale e rischi

Il decreto di Natale porta con sé alcuni rischi. Pierpaolo Sileri, sottosegretario M5S alla Salute, in un'intervista a La Stampa parla ancora di festività in emergenza perché il miglioramento dei numeri è a macchia di leopardo: «Dobbiamo vedere l’andamento dell’epidemia e valutare le soluzioni più adatte. Verosimilmente avremo Regioni con un andamento migliore e altre con maggiori difficoltà». Poi aggiunge che sul tavolo del governo c'è ancora la possibilità di un lockdown nazionale: «Se i dati ci costringessero a rendere tutte le regioni rosse, di fatto si arriverebbe a un lockdown nazionale. Ma se si optasse per questa soluzione solo per silenziare i mugugni degli scontenti, sarebbe una sconfitta per tutti». 

A spiegare però che le riaperture di Natale potrebbero portare effetti pericolosi ci pensa il docente di microbiologia Andrea Crisanti, il quale, in un'intervista a Repubblica, getta acqua sul fuoco anche sul rallentamento della curva dell'epidemia: «Se si osserva la curva dei contagi e la dinamica dei decessi si capisce come siamo in una situazione sovrapponibile a quella di marzo. E se consideriamo che con il lockdown totale di allora abbiamo dovuto attendere fine aprile per intravedere la famosa fine del tunnel, si può intuire a che punto ci troviamo. E qui non stiamo nemmeno facendo un vero lockdown». Secondo Crisanti ci vorrà più tempo per valutare la fine della seconda ondata dell'epidemia di coronavirus e servirà più tempo per valutare l'efficacia delle misure restrittive: «Io penso che il lockdown bisognerà comunque farlo. Risulterà inevitabile, i numeri lo imporrano. L’Rt resterà superiore o uguale a uno a lungo. È una questione matematica».

Per lui la riapertura di Natale potrebbe fare danni: «Senza strumenti per contrastare la diffusione sul territorio, come si può pensare a un allentamento? A gennaio saremo di nuovo in questa situazione se non in una peggiore, nel pieno della terza ondata. È cosi elementare: approfittare delle ferie per chiudere. Ma bisogna conciliare l’emergenza con le esigenze economiche, lo capisco. Ma allora fate qualcosa: prolungate gli orari di apertura dei negozi, scaglionate gli ingressi, evitate in tutti i modi gli assembramenti, a casa e fuori». 

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