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Coronavirus, c'è chi vuole un lockdown e la «vaccinazione di massa»

Rigida la proposta di Andrea Crisanti che non crede alle restrizioni pensate dal Governo, ritenendo le zone gialle «un fallimento». Fosse per lui, l'Italia tornerebbe in zona rossa

L'Italia torna ad essere divisa in zone dall'11 gennaio, gran parte delle regioni sono state classificate gialle, ma tra gli esperti c'è chi crede che questa non sia la strada giusta e suggerisce di tornare in lockdown e spinge per la vaccinazione di massa. Si tratta di Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova dopo anni all’Imperial College di Londra che, come riporta Today, ha affermato: «Serve un lockdown vero, duro, veloce e questo vale ancor di più ora che c’è da gestire una campagna di vaccinazione prima che le varianti complichino la situazione» e chiede che l'Italia venga di nuovo chiusa «per abbassare i contagi e poi una vaccinazione di massa». 

La tesi sostenuta da Crisanti

In una intervista rilasciata domenica 10 gennaio a La Stampa il professore sostiene che non basteranno le restrizioni pensate dal governo, sostenute da un Cts (Comitato tecnico scientifico): «Me lo chiedete per ogni Dpcm (Decreto del presidente del Consiglio dei ministri) e rispondo sempre che le misure non bastano. Serve un lockdown vero, duro, veloce e questo vale ancor di più ora che c’è da gestire una campagna di vaccinazione prima che le varianti complichino la situazione». Perché «la mia strategia è sempre la stessa: farei un lockdown duro», visto che «bisogna impedire che l’alta trasmissione del virus favorisca la creazione di varianti che complicherebbero la vaccinazione». La zona rossa prevista per chi ha un'incidenza di 250 casi ogni centomila abitanti, secondo Crisanti, rappresenta un passo avanti «rispetto all'arlecchinata dei tre colori», ma secondo lui la soglia dovrebbe essere abbassata a 50 o a 80. Una proposta che, se presa in considerazione, vedrebbe quasi tutta l'Italia in zona rossa. E secondo il microbiologo «le zone gialle sono state un fallimento, specialmente in Veneto dove ci sono stati 5mila morti» ed è necessario «portare la pandemia ad un livello tracciabile con un lockdown vero e potenziare i test come non si è mai fatto. È anche la via più veloce per una vera ripresa economica. Altrimenti si proseguirà nella situazione attuale, in cui nessuno capisce cosa succede, in attesa della vaccinazione che se va tutto bene finirà tra un anno». 

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