Venerdì, 25 Giugno 2021
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'Carne coltivata', è trentina l'unica azienda a occuparsene in Italia

La startup Bruno Cell investe 100mila euro per il progetto

Foto da Pexels

È trentina l'unica realtà in Italia a occuparsi della crescita di carne in laboratorio, un prodotto che consentirebbe di ridurre l'inquinamento, risparmiare acqua e soprattutto evitare enormi sofferenze agli animali allevati intensivamente. Per svilupparlo la startup trentina Bruno Cell investe 100mila euro.

Nata dal lavoro dei due professori associati dell'Università di Trento, Stefano Biressi e Luciano Conti, la società - informa Hub Innovazione Trentino - è in procinto di investire 100mila euro per finanziare un dottorato in innovazione industriale presso i laboratori del Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata (Cibio).

Finanziata da un imprenditore della carne di Roma, Bruno Cell sta inoltre avviando un rapporto di collaborazione con Trentino Sviluppo Spa e la Provincia autonoma di Trento per ottenere supporti e investimenti nella ricerca.

L'indagine di Bruno Cell rientra nell'ambito dello sviluppo della linea cellulare, puntando a sviluppare una tecnologia di ingegneria genetica che consenta di produrre carne coltivata in laboratorio attraverso la differenziazione delle cellule staminali.

'Carne coltivata': di cosa si tratta

La carne coltivata o artificiale è un prodotto creato in vitro all'interno di un laboratorio. Il primo hamburger di questo tipo venne ottenuto per la prima volta nel 2013 da un gruppo di ricercatori olandesi. Al momento i costi di questo tipo di prodotto sono molto alti, ma la previsione è che in futuro diminuiscano con il progredire delle tecnologie. La carne coltivata è un carne animale ma che non è mai stata parte di un essere vivente: normalmente viene ottenuta attraverso la crescita di cellule muscolari o per mezzo della fusione di cellule staminali embrionali, cellule staminali adulte o cellule satellite specializzate trovate nel tessuto muscolare.

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