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Il presidente dell'associazione Gestori RIfugi del Trentino, Ezio Alimonta

Il presidente dell'associazione Gestori RIfugi del Trentino, Ezio Alimonta

Estate 2020: pernottamenti in rifugio giù del 73%, per il 47% aumenta il lavoro di ristorante

L’assemblea annuale dell’Associazione Gestori Rifugi del Trentino che si è tenuta a fine novembre ha evidenziato che più del 50% delle strutture rileva un calo del fatturato

Per i rifugi alpini ed escursionistici dell’associazione Gestori Rifugi del Trentino l’estate del 2020 è stata caratterizzata da un crollo delle presenze straniere, dal calo del fatturato per la maggior parte delle strutture e da un aumento dei costi. Il motivo sarebbe proprio da ricercare nelle strette anti-contagio da Covid-19, dagli effetti della pandemia che, esplosa a marzo 2020. Le restrizioni e le limitazioni si sono riflesse anche sull’attività dei rifugi. Lo hanno comunicato proprio i gestori, con una nota alla stampa del 30 novembre, redatta dopo l'incontro la consueta assemblea annuale dei soci.

Quella del 2020 è stata definita un’assemblea «strana» dal presidente dei rifugisti Ezio Alimonta, perché tenuta in videoconferenza nel rispetto delle norme Covid, e anche per il rinvio della parte elettiva, prevista per questa edizione, a un momento successivo «quando il virus si placherà, in modo da permettere la maggior partecipazione possibile agli associati nella scelta dei loro rappresentanti». L’incontro di quest’anno, ha continuato Alimonta, è stato pensato come un «momento di incontro e di confronto dove ragionare sulla stagione appena conclusa, per capire come sarà la prossima stagione invernale (se ce ne sarà una) ma soprattutto per gettare lo sguardo oltre la pandemia».

I risultati del sondaggio al quale hanno risposto 40 rifugi sul centinaio di associati, sono stati illustrati dal vicedirettore dell’Asat Davide Cardella. Questi hanno fotografato la stagione estiva del campione, costituito per il 65% da rifugi alpinistici e per il 35% da rifugi escursionistici, il 68% dei quali posti sopra i 2.000 metri di altitudine. Il 13% è a gestione famigliare, l’87% ha anche dipendenti. 

Nonostante un aumento delle persone che hanno frequentato i rifugi, evento segnalato dal 58% del campione, il fatturato non ne ha risentito in maniera proporzionale. Oltre la metà dei rifugi interessati dal sondaggio hanno indicato una flessione del fatturato nella stagione estiva, contro un 18% che ha indicato di aver aumentato i ricavi. Tra le ragioni il fatto che sempre il 58% circa degli intervistati dichiara di aver perso mesi di apertura. Di questi, il 45% sottolinea di aver dovuto tenere chiuso per almeno 2 mesi durante il periodo di usuale operatività della struttura. Altra causa della perdita di fatturato è il crollo degli stranieri, fenomeno che ha riguardato il 100% degli intervistati anche se con percentuali diverse. Ma quasi il 60% dei rifugi ha indicato un calo uguale o superiore all’80% delle presenze di turisti dall’estero.

In parte l’assenza di clienti esteri è stata compensata dall’aumento della clientela italiana segnalata da tutti gli intervistati, con il 79% circa per il quale l’incremento è stato di almeno il 40% rispetto all’estate del 2019, con punte del più 90% nel 10% dei casi. Le limitazioni imposte dalle norme anti-Covid oltre ad avere ridotto il periodo di attività stagionale, come si è visto, hanno avuto effetti su un 35% del campione, mentre il 65% ha dichiarato di aver potuto aprire con ristorazione e pernottamento come gli anni precedenti.

Come conseguenza, dei vari elementi negativi che si sono addensati nell’estate del 2020, c'è stato anche il calo dei pernottamenti che ha riguardato il 73% del campione, anche se solo il 36% ha assunto meno personale rispetto all’anno precedente, mentre il 44% ha confermato i numeri dell’organico usuale. Nota positiva il fatto che per circa il 47% è aumentato il lavoro di ristorante, contro un 26% che indica un calo. 

Il giudizio, da parte degli associati, sulla stagione quindi nel complesso è stato negativo, anche se con eccezioni importanti. Un 16% la definisce da dimenticare, un altro 39% «mica tanto buona», coi voti negativi che assommano a circa il 55%. Per un 8% la stagione è andata come lo scorso anno, per un 29% è stata buona, per un 8% circa molto buona. Rispetto al comportamento dei clienti nei confronti delle norme Covid e dei controlli ricevuti dalle autorità preposte a far rispettare le regole anti-pandemia, il quadro che emerge dal sondaggio è il seguente. Poco più di un rifugio su dieci spiega di aver avuto controlli dalle autorità, mentre il 65% degli intervistati sostiene che la maggior parte dei clienti hanno rispettato le regole e un altro 31% che tutti i clienti le hanno rispettate. Un 86% del campione ha ritenuto giuste quelle approvate dalla Provincia. 

Per farle rispettare sono stati necessari investimenti aggiuntivi legati all’acquisto di Dpi, detergenti e sanificanti e per adeguare la struttura. Per questa ultima esigenza il 24% circa ha speso oltre 2.000 euro e un altro 8% circa oltre 5.000 euro. Per ridurre i costi circa il 36% del campione ha chiesto una riduzione dell’affitto, e di questi solo il 14% lo ha effettivamente ottenuto.

Nel corso della giornata Alimonta ha voluto ringraziare Trentino Marketing (era presente Maurizio Rossini, amministratore unico) per le campagne promozionali efficaci promosse nel 2020. «Dobbiamo, però - è la sua considerazione - insegnare ai turisti italiani ad andare in montagna, e con le calzature adeguate!». A tal proposito il presidente dell’Asat Giovanni Battaiola ha ricordato che «operazioni di marketing di tale calibro non si sono mai viste negli ultimi anni in Trentino», che «i turisti vanno educati, ma anche meritano un premio per aver sperimentato la montagna da neofiti», e che «grazie ai rifugi tutti i turisti, anche chi non era mai stato in montagna, hanno avuto la possibilità di avvicinarsi alla montagna».

Battaiola si è, poi, soffermato sull’inverno ormai prossimo. «Sono infastidito - ha detto - dagli attacchi del Governo nazionale nei confronti della vacanza in montagna. Quasi come se solo nei rifugi, in hotel o sulle piste ci si contagiasse. E non a fare shopping assembrati nei centri storici. Sembra che il turismo della montagna invernale sia uno sfizio di alcuni pochi turisti. E che ci si possa rinunciare. Ma ricordo che sono migliaia le assunzioni invernali ed altrettante le famiglie e le persone che vivono di turismo invernale. Non scordiamo che, poi, come accaduto per la stagione estiva, il Trentino e i suoi attori mettono la sicurezza sanitaria davanti a tutto. Nel caso di un blocco del turismo invernale, come Asat stiamo lavorando per avere ristori certi e congrui per le nostre strutture e per i dipendenti che devono essere correttamente retribuiti». 

Il vicedirettore Cardella ha, inoltre, ricordato che molti passi avanti sono stati fatti, anche grazie al proficuo rapporto con l’assessorato al turismo. Non da ultimo lo stanziamento in assestamento di bilancio delle risorse necessarie a «coprire» le domande di finanziamento che attendevano da tempo di essere evase. «Rimangono da affrontare - ha sottolineato - la modifica della legge 8 del 1993, che regolamenta le attività dei rifugi, per adeguarla al mercato. Inoltre, soprattutto alla luce dell’attualità, i rifugi dovrebbero poter contare sulla connettività di banda larga. Speriamo in un completamento del progetto di messa in rete di tutti i rifugi del Trentino».

Infine, l’assessore al turismo Roberto Failoni ha rassicurato i rifugisti su una presa in carico della legge 8 del 1993. «Nel 2021 - ha affermato - procederemo con un percorso di ascolto molto approfondito per capire quali sono i cambiamenti reali che ci sono stati in questi 27 anni. Solo allora decideremo come modificare la legge, nell’eventualità, come intervenire con una nuova legge». Failoni ha ricordato che «è intenzione dell’assessorato quella di concludere il progetto di messa in rete iniziato, con una tempistica di due anni per trovare una soluzione di connettività efficace per tutto il Trentino».  

L’assemblea ha visto come tema centrale «Il cambiamento come opportunità». In tal senso sono intervenuti sia l’amministratore unico di Trentino Marketing Maurizio Rossini («la cultura e gli aspetti identitari della montagna devono essere riscoperti da chi ci vive, per poi essere trasmessa agli ospiti del nostro territorio») sia il professor Umberto Martini, docente di marketing territoriale all’Università di Trento, con un dettagliato intervento sul futuro del turismo montano. 

All’assemblea online erano presenti anche i rappresentati di altre associazioni di rifugisti regionali, tutte aderenti al Coordinamento nazionale dei rifugi, il cui presidente è il rifugista trentino Angelo Iellici.

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