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Venerdì, 21 Gennaio 2022
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Anche l'Ispat certifica il trend: in Trentino 3mila abitanti in meno

Pubblicato l'annuario statistico: la differenza tra nascite e decessi negativa per il sesto anno consecutivo

Anche l'Istituto provinciale di statistica certifica il calo della popolazione in Trentino. La fotografia scattata dall'Ispat nell'annuario statistico relativo al 2020 e pubblicato giovedì 16 dicembre, è purtroppo ancora segnata dal saldo negativo che c'è tra le nuove nascite e i morti: l'anno scorso sono calate le nascite, ferme a 4.048 unità, 191 in meno rispetto all’anno precedente, il livello più basso dal 1991. Il tasso di natalità si attesta a 7,4 nati ogni mille abitanti, inferiore a quello dell’anno precedente (7,8‰), ma superiore rispetto alla media nazionale (6,8%). Il numero dei morti ammonta a 6.526 unità, 1.452 in più rispetto all’anno precedente con un incremento del 28,6%. Il saldo naturale dunque è negativo di 2.478 unità, con il segno meno per il sesto anno consecutivo.

In tutto, il calo demografico della provincia è di 3.259 unità: al 31 dicembre del 2020 infatti la popolazione residente in Trentino ammonta a 542.166 abitanti, distribuiti in 166 Comuni.

Il saldo sociale (differenza tra iscrizioni e cancellazioni anagrafiche da altri comuni italiani e dall’estero), invece, presenta un valore positivo pari a 2.821 persone, inferiore a quello del 2019 di 336 unità: gli effetti del lockdown hanno quindi determinato inevitabili ripercussioni anche sui trasferimenti di residenza dalle altre regioni e dall’estero.

Sul piano dell'istruzione, si confermano gli elevati livelli di partecipazione all’istruzione post-obbligatoria, che risultano più alti della media nazionale. Rispetto all’anno scolastico 2000/2001 il tasso di scolarità (rapporto tra gli studenti in età tra i 14 e i 18 anni e la popolazione residente nella stessa classe di età) in Trentino è aumentato di circa 10 punti percentuali e la quasi totalità dei giovani in età 14-18 anni frequenta la scuola secondaria superiore o un corso di formazione professionale (97,7%). Tale tasso si conferma più elevato della media nazionale di circa 4 punti percentuali.

Sul piano economico il Pil del 2020 è calato del 9,8% a prezzi costanti. Sul fronte del lavoro gli occupati nel 2020 sono calati a 237mila unità: 129mila uomini e 107mila donne, con un’incidenza di queste ultime pari al 45,4%. Si rileva una diminuzione marcata per gli uomini (-2.800 circa) e più contenuta per le donne (-500 circa), con un andamento simile alle forze di lavoro. La contrazione complessiva è pari all’1,4%: -2,2% per gli uomini e -0,4% per le donne.

Il settore del turismo è stato particolarmente colpito dal lockdown. L’anno 2020 evidenzia così valori in netta contrazione sia per gli arrivi (-39%) che per le presenze (-36,5%). La flessione riguarda entrambi i settori: gli arrivi diminuiscono del 39% sia nell’alberghiero che nell’extralberghiero; le presenze calano del 36,3% nell’alberghiero e del 37,1% nell’extralberghiero.

Il 2020, anche a causa della pandemia, è un anno difficile da descrivere attraverso i dati statistici. "Molti dati - scrive l'ente nel rapporto - risultano incompleti o sono disponibili con notevole ritardo a causa della parziale interruzione dell’attività di raccolta dei dati durante il periodo di lockdown. In secondo luogo perché molti dati risultano anomali, con variazioni di eccezionale entità, che non riflettono l’evoluzione dei fenomeni economici e sociali ma sono la conseguenza delle varie misure introdotte dai Governi per arginare la diffusione della pandemia".

Il documento è consultabile integralmente a questo link.

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