Più voce per i cittadini nella democrazia trentina

Conferenza di informazione sul disegno di legge sulla democrazia diretta che arriverà in Consiglio provinciale tra il 15 ed il 17 luglio. Confronto tra esperienze nazionali ed internazionali legate alla democrazia deliberativa ed alla democrazia diretta. Referendum, petizioni, iniziative che agevolano la partecipazione dei cittadini al processo decisionale.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

Prima conferenza di informazione della legislatura oggi nella sala del Consorzio dei Comuni a Trento. Tema: la valorizzazione della democrazia diretta e delle forme di partecipazione dei cittadini all'elaborazione delle politiche pubbliche. Un argomento di stringente attualità politica per il Consiglio provinciale di Trento, visto che nella seduta dal 15 al 17 luglio si discuterà del disegno di legge 1 di questa 15esima legislatura, sulla materia della democrazia diretta. Un tema ben sviluppato sul sito www.piudemocraziaintrentino.org, luogo di informazione che ha avuto 40mila visite dalla sua istituzione. Alla conferenza, richiesta dai capigruppo di maggioranza Lorenzo Baratter (Patt), Gianpiero Passamani (Upt) e Alessio Manica (Pd), hanno partecipato 13 consiglieri provinciali. L'idea generale è che questo sia il momento giusto per intervenire sulle regole della nostra democrazia trentina, prendendo spunto da esperienze già vissute di democrazia deliberativa (come in Toscana) e di democrazia diretta (Svizzera).

Dopo i saluti di Roberto Calliari del Consorzio dei Comuni l'avvio della conferenza di Bruno Dorigatti, presidente del Consiglio provinciale, ha messo l'accento sul «momento di indebolimento per la democrazia rappresentativa, a causa anche della crisi dei partiti. Non si perda però il valore della democrazia istituzionale». Baratter ha sottolineato come ben 4mila cittadini abbiano sottoscritto il ddl. «Un impianto condivisibile, non intendiamo però mettere in discussione la nostra democrazia rappresentativa».

Nella mattinata di presentazioni anche chi idealmente supporta maggiormente la causa della democrazia diretta non ha voluto lasciarsi andare troppo sul piano emotivo. La democrazia diretta può far paura, ma allo stesso tempo richiama gli eletti a non tagliare il filo che li lega ai propri elettori. Alla mattinata ha assistito pazientemente anche Carlo Daldoss, l'assessore provinciale agli enti locali che ha mostrato sincera passione ed interesse per la materia. Essendo assessore esterno non eletto a metà mese non voterà in Consiglio, ma potrebbe perorare in giunta la causa del disegno di legge.

Il costituzionalista Roberto Toniatti ha fatto una panoramica quindi degli standard internazionali degli strumenti di democrazia diretta, indicando «cautela, perché la democrazia diretta non venga strumentalizzata a favore della democrazia rappresentativa». Con l'eccezione della Svizzera la democrazia diretta viene raramente praticata nelle costituzioni euroatlantiche, ma «oggi vive una stagione di rivalutazione soprattutto nelle costituzioni dell'Europa balcanica, se pensiamo ad Albania, Croazia, Kosovo, Macedonia». Secondo Toniatti non potranno essere materia di referendum «le norme d'attuazione concordate con metodo negoziale tra Stato e Provincia, così come avviene per direttive e regolamenti dell'Unione Europea». Toniatti vede positivamente la democrazia diretta in un meccanismo di pesi e contrappesi di potere, per il Trentino indica la «previsione di un organo che vigili sulla correttezza dello svolgimento dei referendum, per quanto riguarda finanziamenti, informazione, strumenti istituzionali». Il docente infine si dice favorevole all'eliminazione del quorum, perché «forse vorrebbe dire incentivare la partecipazione, implicherebbe il dover documentarsi da parte dei cittadini». Toniatti scherza sulle ingerenze ecclesiastiche nelle questioni: «non possiamo ancora regolamentare i pareri della Cei sui referendum, ci affidiamo alla maturità dei cittadini». La domanda più profonda di Toniatti è però sull'onere di cittadinanza e sul dovere civico che rappresenta il voto.

Parola quindi a Roberto Louvin, professore di diritto pubblico comparato all'Università della Calabria, che ha raccontato l'esperienza in Valle d'Aosta. «Nelle nostre realtà alpine cerchiamo l'"azzardo" di sperimentare, siamo popolazioni vivaci che cercano di reinterpretare le formule partecipative». Louvin si riferisce soprattutto alla legge di iniziativa popolare sul divieto di costruzione di inceneritori in Valle d'Aosta, dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale con la sentenza 285 del 2013. Una prassi quindi non ancora ben incardinata nella tradizione italiana.

Più in generale secondo Louvin il cercare nuove forme di decisione fa parte del «trovare una nuova sfera pubblica dove praticare una pedagogia dell'inclusione dell'altro». Alla legge popolare valdostana ci si è però arrivati nella casualità di un percorso partito con un referendum sulla candidatura ad ospitare i giochi olimpici invernali. Una legge costituzionale del 2003 ha attribuito alle autonomie speciali la possibilità di organizzare dei propri referendum. Per la legge valdostana sono però esclusi referendum sui temi della programmazione urbanistica ed ambientale. Louvin ha quindi raccontato l'esperienza di 5 referendum nel 2007, con una propaganda astensionistica molto forte da parte delle formazioni rappresentate in consiglio regionale ed una partecipazione del 27% (quorum fissato al 45%). Secondo Louvin, che fa proprio il principio «quando il popolo parla, il governo si inchina», abbassare il quorum è un modo per rendere la "battaglia" più leale. Altrimenti «per aumentare l'interesse c'è il rischio di spettacolarizzazione dello scontro».

Per andare oltre la polarizzazione del sì/no referendario c'è una "via toscana", quella della democrazia deliberativa. Esperienza spiegata da Antonio Floridia, dirigente del settore "politiche per la partecipazione" della Regione Toscana. A sud dell'Appennino c'è un'autorità per la garanzia della partecipazione, un organo collegiale composto da tre persone di comprovata esperienza nelle pratiche partecipative. Quindi sul modello francese è prevista un'obbligatorietà di dibattito pubblico per le opere di valore complessivo superiore ai 50 milioni di euro.

L'idea è quella di discutere con i cittadini quando la procedura prevede ancora tante possibilità aperte. Il sostegno prevede anche una copertura finanziaria, che il disegno di legge trentino non ha ancora stabilito nei dettagli. In Toscana ci sono a disposizione 650mila euro annui ed in 4 anni, ha ricordato Floridia, si sono avviati 116 processi partecipativi. «Le istituzioni possono aprire un dibattito pubblico, nel quale i cittadini non hanno ruolo meramente consultivo ma possono portare ad una migliore definizione delle decisioni, che si traduce in capacità politica di produrre buone idee».

Secondo Floridia i deficit di legittimità vengono da scelte che provengono dall'alto, mentre «si sente una decisione come legittima quando si è potuto dire effettivamente la propria». Come caso positivo Floridia cita quello della localizzazione di un depuratore a Ponte Buggianese (Pistoia). «Un processo partecipativo durato 3 mesi e costato 35mila euro. Da due siti di possibile localizzazione si è passati a 11, con un'analisi multicriterio partecipata». La valutazione ha quindi scremato le possibili proposte fino a 3 siti, sui quali poi è intervenuta la decisione da parte dei rappresentanti eletti.

Una risposta alle domande di Toniatti sull'onere civico la dà Leonardo Zaquini, consigliere comunale a Le Locle, località di 11mila abitanti all'interno del cantone di Neuchatel. «La democrazia diretta educa i cittadini ad un maggiore senso di responsabilità».

Svizzera che viene un po' "mitizzata" dai sostenitori della democrazia diretta. Zaquini si è voluto soffermare sugli strumenti precisi «dei quali ho capito realmente l'effetto positivo solo quando sono stato eletto all'interno del consiglio comunale». Zaquini ha sottolineato come la democrazia deliberativa non sia esclusa dalla democrazia diretta. Le possibilità per i cittadini sono molteplici in Svizzera: dalle petizioni, che possono essere presentate anche da chi non ha il diritto di voto, alle leggi di iniziativa popolare, fino ai referendum obbligatori per spese molto elevate. Strumenti essenziali sono un sistema di raccolta firme semplificato, senza bisogno di avere "il notaio in piazza". Quindi l'informazione è garantita da libretti di voto spediti direttamente a domicilio, che rendono inutile il quorum.

Buona informazione e strumenti calibrati fanno sì che non vi sia un abuso degli strumenti di democrazia diretta, ma un dialogo maggiore tra i cittadini e i propri rappresentanti. «A Le Locle - spiega Zaquini - in 17 anni ci sono state 7 iniziative proposte da cittadini su circa mille delibere. La democrazia diretta comunque riduce il potere dei partiti sui rappresentanti e la degenerazione oligarchica dei partiti stessi».

Tra i limiti della democrazia diretta elvetica il fatto che il finanziamento dei referendum facoltativi e delle iniziative popolari non sia pubblico, il fatto che la ricevibilità delle iniziative sia in capo all'organo legislativo stesso (in Svizzera non esiste una Corte costituzionale), la possibilità per i partiti di lanciare iniziative per fare propaganda (ad esempio il referendum sui minareti), infine il rischio che le iniziative possano essere lanciate con titoli o messaggi troppo "emotivi".

Miglioramento della democrazia significa anche un'informazione corretta. Luca de Biase, presidente della Fondazione Ahref (www.ahref.eu) e giornalista de Il Sole 24 Ore, ha chiarito che «la struttura dei media, anche se pubblicamente non lo si dice, influenza le opinioni. Ci sono delle manipolazioni». Alla manipolazione si associano immediatamente alcuni programmi televisivi, ma anche Facebook sta creando aggregazione fra "persone simili" «ed ha dimostrato con l'esperimento sugli utenti recentemente emerso alle cronache - spiega - che può produrre variazioni di umore manipolatorie». De Biase ha affermato come «Internet cambia le condizioni nelle quali la società sviluppa il proprio rapporto con la democrazia». Ahref punta a lanciare la terza generazione di media, dopo i "broadcast" (uno a molti) e la stagione 2004-2012 dei social network ora si guarda ai media civici. «L'obiettivo è quello di raccontare la convivenza su un territorio non soltanto fra persone simili, ma elaborando istanze in modo civico».

L'assessore agli enti locali Carlo Daldoss ha cercato infine di tirare le somme della giornata con l'approccio del «contaminarsi prendendo spunto dalle buone pratiche». Daldoss ha ricordato come «oggi la società trentina sia meno disposta a seguire in maniera acritica le decisioni. Ed i partiti sono difficilmente referenti delle istanze dei cittadini». Daldoss si pone due interrogativi sul come mantenere il filtro tra l'emotività e l'elaborazione e sul trovare soluzioni diverse a seconda della scala istituzionale. Sul prossimo disegno di legge di riforma delle Comunità di valle Daldoss ha parlato del bisogno di ritrovare delle capacità per condividere assieme un progetto.

Dibattito finale inaugurato da Giovanni Ceri, di Quorum zero, che ha raccontato le storie di un ultranovantenne ed un diciottenne che hanno firmato il disegno di legge con lo spirito di poter intervenire direttamente o far intervenire i propri figli e nipoti.

Il deputato M5S Riccardo Fraccaro ha cominciato descrivendo il potere sconvolgente sulla vita dei cittadini che è messo nelle mani dei parlamentari eletti, senza molti contrappesi durante lo svolgimento del mandato. Fraccaro considererebbe corretto il fatto che gli eletti in ogni assemblea non stabilissero norme che riguardano direttamente i loro interessi come retribuzioni e legge elettorale.

Simonetta Fedrizzi, presidente della Commissione provinciale per le pari opportunità, ha consegnato delle indicazioni dalla Carta europea per l'uguaglianza e la parità di uomini e donne nella vita locale, chiedendo «un piano d'azione per la parità e risorse per la sua affermazione».

Stefano Longano, relatore del disegno di legge sulla democrazia diretta, ha ricordato l'importanza del Codice di buone pratiche in materia di referendum della Commissione di Venezia, sottolineando come «con i referendum non c'è solo un sì o un no, ma restano anche altri risultati se il dibattito è serio».

Lucia Fronza Crepaz, presidente del Pd Trentino, ha elencato 3 riflessioni e 3 proposte. La partecipazione o si governa o si subisce, la crisi rappresenta un tempo di opportunità e l'autonomia può essere un laboratorio di evoluzione e sperimentazione in termini di partecipazione democratica.

Le 3 proposte dell'ex deputata Dc hanno riguardato il quorum zero, «fondamentale in una legge che deve essere coraggiosa», la necessità del finanziamento della partecipazione, «perchè l'educazione fa crescere i cittadini» ed il bisogno di dibattito pubblico obbligatorio per opere sopra una certa dimensione.

Alex Marini, primo firmatario del ddl, ha affermato come democrazia deliberativa e democrazia diretta siano complementari. Marini spera che due anni di attesa per il disegno di legge presentato da Più democrazia in Trentino non vengano vanificati in aula dai consiglieri, auspicando che «i cittadini possano esprimersi in futuro su tutte le materie».

Thomas Benedikter, economista e ricercatore sociale, vuole che «al cittadini venga data l'ultima parola, perché la democrazia deliberativa non può essere sostitutiva della democrazia diretta».

Infine Armando Stefani, presidente della circoscrizione Argentario a Trento, ha sottolineato come la partecipazione debba prevedere anche un intervento operativo su tematiche tecniche, «usando le competenze dei cittadini per risolvere i problemi». Anche Stefani, come Fraccaro, non vorrebbe che ad esempio il consiglio regionale deliberasse sui vitalizi dei consiglieri stessi.

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