Ex Lettere, ecco il progetto: spazi per la cultura come "terapia"

Manca ancora il progetto preliminare ma le idee si fanno più concrete per i tre piani dell'ex Facoltà, inserita nel progetto da 18 milioni di euro che riguarda tutta l'area

Laboratori di teatro per chi soffre di Alzheimer, educazione all'immagine per i nativi digitali, residenze artistiche che diano vita a concrete ricadute sulla cittadinanza, cultura che fa "stare bene": a presentare il nuovo destino dell'ex Facoltà di Lettere, all'interno dell'area S. Chiara destinataria di un fondo ministeriale per la riqualificazione, è stato il professor Pierluigi Sacco, consulente del Comune per il progetto che darà nuova vita alle strutture ora vuote di quello che un tempo fu il sanatorio di Trento.

Ex Facoltà ed ex mensa: unico polo?

Strutture che torneranno ad avere un rapporto con la salute pubblica, attraverso la cultura. Questa l'idea di fondo del progetto, non ancora chiuso, che porterà nuove funzionalità nei tre piani del complesso adiacente al Centro Servizi Culturali S. Chiara ed inserito in un contesto che, insieme al parco, all'ex mensa, al palazzo dell'ex casa di riposo (per il quale c'è già il progetto esecutivo) ed al lotto privato del "buco" Tosolini si prepara a diventare il nuovo polo culturale della città.

Per quanto riguarda l'ex mensa le ipotesi sono più concrete: assicurata la sede degli ordini professionali di Ingegneri ed Architetti, che collaborano nella stesura del progetto di ripristino dell'intera area, ed un centro giovanile sul modello di quelli altoatesini con spazi polifunzionali. Riguardo all'ex Facoltà sembra invece cosa sicura il trasloco di alcune classi del Conservatorio, quelle più incentrate sulla musica contemporanea: jazz, pop e composizione. Ma si parla anche di una possibile espansione di Trentino Film Commission i cui uffici ora sono ospitati nel Centro S. Chiara.

Trento come Montréal: la cultura fa bene

Come detto bisognerà attendere ancora per avere un progetto preliminare, ma le idee, dopo un percorso partecipato durato sei mesi, vanno nella direzione illustrata dal professor Sacco: la cultura come elemento di "salute" per i cittadini. Nella presentazione, tenutasi al Centro S. Chiara di fronte ad una platea formata da soggetti interessati, istituzionali e non, il professore ha citato l'esempio, sperimentale ma meno provocatorio di quanto sembri, dell'ordine dei medici canadese che ha iniziato a prescrivere ai pazienti visite al museo come terapia e prevenzione di alcune patologie psicosomatiche.

Nel quadro che va tratteggiandosi manca il tassello della governance. Secondo quanto riferito nella conferenza si pensa anche al coinvolgimento di privati ma è chiaro che il Centro Servizi Culturali S. Chiara avrà un ruolo da protagonista arrivando così a "dominare" l'intera area, che del resto ne porta il nome. Il dubbio maggiore riguarda la posizione centrale, forse troppo per portare ad una fruibilità costante da parte di vaste fasce della popolazione, in particolare se si pensa a bambini, portatori di disanilità ed anziani. Il finanziamento da 18 milioni messo a disposizione dall'allora Governo Renzi, poi congelato e nuovamente sbloccato, arrivava da un "bando periferie" destinato a zone marginali delle città italiane. 


 

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