Aquila uccisa nel suo nido, muoiono anche i piccoli: chiesta un'indagine

La Lega per l'abolizione della caccia lamenta la mancanza di comunicazione di un'indagine ufficiale. Il terribile episodio in Val Pusteria

foto: Alto Adige Wild

Aquila uccisa da un colpo di fucile a Gais, in Val Pusteria, mentre stava covando due uova nel nido. La Lac, Lega per l'Abolizione della caccia, chiede che siano avviate scrupolose indagini e torna a puntare il dito contro la legge provinciale che permette la caccia nei parchi dell'Alto Adige. Legge che, in ogni caso, non avrebbe permesso ai responsabili del gesto di fare ciò che hanno fatto: sparare ad una specie protetta, e comunque fuori dal periodo di caccia.

Il gesto è stato condannato anche da Günther Rabensteiner, presidente dell'Associazione Cacciatori dell'Alto Adige. In via informale, intervistato dai quotidiani locali, il tecnico dell'Ufficio Natura della Provincia autonoma di Bolzano, Thomas Clementi, ha detto che le indagini sono in corso. Dalle istituzioni (assessore competente, presidente della Giunta), però, non è arrivata alcuna comunicazione. Nè di condanna, nè di avvio delle indagini. La Lac chiede che venga fatta chiarezza, che venga rintracciato chi ha premuto il grilletto uccidendo, con un colpo solo, tre aquile, tenendo conto che la femmina adulta stava covando due uova. Si stima che nell'intero arco alpino vi siano circa 200 coppie di aquile che nidificano stabilmente,

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Con le indagini ancora in corso il possibile movente è ancora poco chiaro. Chi ha sparato potrebbe averlo fatto per eliminare dei "concorrenti", visto che le aquile predano i piccoli dei camosci. Quindi vanno uccise: l'ultimo episodio due anni fa, in Val d'Ultimo, dove un'aquila era stata trovata morta nei boschi, impallinata. Questa volta è successo a Gais, all'imbocco della Val Aurina, laterale della Val Pusteria. E chi ha sparato lo ha fatto mirando ad un'aquila ferma nel nido, decretando così anche la morte dei due aquilotti. 

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