Profughi: alla Residenza Fersina docce fuori uso e bagni fatiscenti

La denuncia dell'Assemblea antirazzista: nel centro profughi ospitate 250 persone ma le condizioni stanno arrivando al limite del decoro

Tagli non solo ai servizi, ma anche alla manutenzione delle strutture per migranti della Provincia di Trento. La denuncia arriva dall'Assemblea antirazzista, che ha pubblicato le foto di bagni fuori uso e fatiscenti all'interno della struttura di accoglienza di via al Desert. Una struttura che, stando a quanto ha anticipato la consigliera leghista Katia Rossato, è a sua volta destinata a chiudere i battenti. Nel frattempo però ci sono ancora 250 persone all'inteno, e tutto è rimasto come quattro anni fa.

Non solo: all'interno ci sarebbero, si legge nel documento, "scarichi delle docce otturati, materassi lerci ed infestati da insetti, l'intero edificio essendo vecchio necessiterebbe di manutenzione costante". Le alterne vicende della struttura hanno tenuto banco poco prima e poco dopo la campagna elettorale: da una parte il tentativo della Provincia di affidare tutto alla Croce Rossa, dall'altra la protesta degli operatori, destinati a perdere il posto di lavoro con il taglio di alcuni servizi essenziali tra cui corsi di lingua ed ascolto psicologico. Ma ora tutti sembrano essersi dimenticati di un posto che, al di fuori delle campagne elettorali, è un "non luogo" di Trento.

"Politica da propaganda, ma non si risparmia nemmeno"

Con la chiusura di alcuni appartamenti dislocati sul territorio e soprattutto del campo profughi di Marco di Rovereto, la Residenza Fersina è tornata al massimo della capienza. Nel frattempo però, non è stato toccato nemmeno un chiodo. "Tagliare non porta nemmeno a risparmiare.  Qui il paradosso: il costo gestionale dei richiedenti asilo collocati  negli appartamenti sarebbe inferiore rispetto a quello necessario per  gestire un’unica grande struttura. La scelta di gestire il sistema accoglienza in questa maniera, così poco attenta al rispetto dei diritti umani fondamentali, è l’immagine nitida di una politica cinica che fa propaganda, con soldi pubblici, sulla pelle delle fasce più vulnerabili della  popolazione con il solo scopo di raccogliere voti e consensi", scrive l'Assemblea antirazzista.
 

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