Arrivano al bivacco ma la porta è chiusa: affittato per un evento di marketing

La storia di due sventurati alpinisti solleva, ancora una volta, molte polemiche sulla fruizione della montagna

foto: rifugio Taramelli

Non è sicuramente una bella sensazione quella che si prova quando si trova la porta di un bivaacco chiusa a chiave, a 2150 metri, con la notte che sta arrivando. E' quanto è successo a due malcapitati alpinisti saliti al Bivacco Zeni, sulle Dolomiti di Fassa. Arrivati al bivacco i due hanno subito notato qualcosa di strano: il logo di una nota marca dell'outdoor sulle pareti esterne. Poi l'amara sorpresa: la porta chiusa a chiave.

Questo non è un articolo di "nera", in qualche modo i due se la sono cavata: vi invitiamo a leggere la storia completa narrata in prima persona dai due sventurati su gognablog, con gli approfondimenti ed i commenti della redazione del blog. "Siamo basiti. Deve essere uno scherzo, magari una candid camera… Attendiamo che esca un pirla dal cespuglio per dirci che abbiamo vinto un cappellino della North Face. Ma dopo alcuni minuti, niente. Ci mettiamo quindi a cercare le chiavi. Non abbiamo con noi né stuoino né sacco a pelo, non siamo attrezzati per dormire fuori. Dopo una mezz’ora di ricerche con le frontali troviamo ben nascosta una piccola chiave. Apriamo la porta. Colpo di scena: il bivacco è smantellato, niente brande. Solo, bene appesi tipo show room, 2 piumini, un pile, 2 borsoni, uno zaino. Appartenenti, leggiamo in entrata, a niente meno che: Xavier de le Rue,  Caroline Ciavaldini, Hervé Barmasse, Alex Honnold, David Göttler, Tamara Lunger, Conrad Anker, James Pearson", scrivono, tra le altre cose, gli sventurati.

Ciò che ci interessa sono le riflessioni che questo episodio inevitabilmente porta con sè. 

La replica: "Bivacco chiuso inavvertitamente, ci scusiamo"

La nota marca di outdoor in questione ha di fatto chiuso il bivacco ad uso privato per tre settimane, in piena estate. All'interno è stata allestita una "mostra" con capi d'abbigliamento tecnici usati da  grandi alpinisti, messi all'asta su internet. Il tutto in accordo con la Sat, che gestisce il bivacco. Sul sentiero nessun cartello avvisava della chiusura del bivacco, la notizia era  stata data solamente su internet

Gli accordi, però, erano diversi: il vicepresidente della Sat, intervistato dalla redazione del blog, spiega che gli organizzatori dell'evento avrebbero dovuto lasciare il bivacco aperto, fornito di almeno due brande, per le emergenze: perchè in montagna tutto può capitare, ed  anche un tetto di lamiera e delle coperte a volte possono salvare una vita. 

L'affitto del bivacco, però, vale 15.000 euro. Somma che sarà incassata dalla Sat e che sarà sicuramente spesa per attività di valorizzazione del territorio e per migliorare il bivacco stesso. Una questione che richiama alla mente quella in cui il Comune di Firenze concesse in affitto il Ponte Vecchio per un evento della casa automobilistica Ferrari in cambio di 98.000 euro. Giusto farlo anche ad alta quota? Il dibattito è aperto, speriamo anche il bivacco. 

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