Palazzo delle Albere, dopo Sgarbi e Zecchi la proposta: succursale del Museo di San Michele

In pochi giorni le due proposte dei neo-presidenti di Muse e Mart, ma arriva anche il consigliere Zeni: "Facciamo una succursale del Museo degli Usi e Costumi"

Un museo della Filosofia, accanto ad un "tempio" della Scienza qual è il Muse. Oppure una "casa stabile" per le opere della Fondazione Cavallini Sgarbi? Per il Palazzo delle Albere di Trento, da anni utilizzato solo sporadicamente per mostre temporanee e perlopiù vuoto, non c'è un destino certo. Da quando il vicino Muse ha oscurato, in parte, l'attrattività della dimora estiva dei Principi Vescovi il palazzo rimane in attesa di una destinazione d'uso, ed il noto critico d'arte ha ricordato giustamente che il palazzo è di competenza del Mart.

Ci sono voluti due personaggi di una certa celebrità, venuti da fuori, quali il filosofo Stefano Zecchi ed il critico d'arte Vittorio Sgarbi, rispettivamente nuovi presidenti di Muse e Mart, per risollevare la questione. In pochi giorni le due diverse proposte vedono il palazzo "conteso" tra arte e scienza, ma potrebbe essere solamente il nuovo capitolo di un'infinita saga fatta di attendismo ed equilibri di potere tra istituzioni culturali.

Nel dibattito interviene il consigliere del PD Luca Zeni con un'interrogazione nella quale si chiede alla Giunta quali siano le intenzioni riguardo al destino del palazzo.Zeni introduce una terza opzione, spalleggiando il Museo degli Usi e Costumi delle Genti Trentine che a quanto pare vorrebbe trasferire parte della collezione di San Michele all'Adige, a Trento. La questione era già stata affrontata, velatamente, dal precedente assessore Mellarini, che aveva assicurato: "Nè Mart nè Muse al Palazzo delle Albere".

"Non sarebbe del tutto fuori luogo immaginare anche un avvicinamento del “Museo degli usi e Costumi delle Genti trentine” al polo museale urbano, allocando cioè nel palazzo delle Albere quella dimensione etnografica e storica che costituisce larga parte del profilo identitario di questa terra e risolvendo così la disputa fra scienza ed arte, attraverso una proposta di natura storica, sociale ed economica che non sfigurerebbe affatto in quell’area ed in quel contesto" si legge nel testo dell'interrogazione. 

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