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Soldini: "Avevo due nonne su due sponde diverse del lago". Inizia così l'avventura del grande velista

Ironia milanese e saggezza da lupo di mare si mescolano nel racconto di avventure incredibili, non solo in mare ma anche a terra, come la barca costruita con l'aiuto dei ragazzi ex tossicodipendenti

"Non puoi essere in mezzo all'Oceano e non essere contento di quello che stai facendo". Risponde così, con un bel po' di ironia milanese ma anche con tanta saggezza marinara, Giovanni Soldini ad una persona del pubblico che ha chiesto se lui e gli altri velisti fuoriclasse mondiali si avvalgano di una consulenza psicologica. 

Il sorriso si allarga ogni volta che parla di una sua avventura, e delle sue barche. L'ultima, il trimarano Maserati Multi 70, sta facendo una traversata verso Malta proprio mentre Soldini è sul palco. Ne parla come di una bambina. 

"Ciò che ti insegna il mare è che comunque sei piccolissimo. Credo nella Natura, e credo nella  sua capacità di cavarsela sempre  e comunque. Bisogna vedere se l'uomo sarà in grado di cavarsela: la plastica che sta inquinando tutti i mari, ma anche l'ipersfruttamento ittico, i cambiamenti climatici che si vedono dappertutto, sono brutti segni" dice, tornando serio.

La sua carriera sportiva, oltre ad aver attraversato il Mondo varie volte (40 circa le sole traversate oceaniche) ha anche attraversato i tempi. Si parte con un ricordo di lui bambino, sembra una favola: aveva due nonne, sulle due sponde del Lago Maggiore. Perchè fare il giro quando si può andare in linea retta con una vela? "La barca a vela è un grande mezzo di spostamento" dirà, dando una definizione così semplice e cristallina di un'arte, quella della navigazione a vela, che da quasi un secolo è diventata "semplicemente" uno sport. Il riferimento, si badi bene, è al record di 36 giorni per la "rotta del tè", Hong Kong-Londra. Una rotta che un tempo aveva scopi tutt'altro che sportivi.

Poi la costtuzione della prima grande barca, insieme ai ragazzi di una comunità di recpuero dalla tossicodipendenza. "Ho chiesto loro: volete darmi una mano a costruire una barca? Fino ad allora facevano vasi di terracotta. Ma costruire una barca è un mestiere, è tutta un'altra storia. Una decina di loro ci seguirono in questa impresa". Ricordi di una vita passata in mare, ma anche in cantiere, nella preparazione del viaggio, studiando e provando le tecnologie via via più all'avanguardia.

"Quando sei solo inizi a parlare con la barca. Prendevo anche a male parole il pilota automatico, erano i primi di quel genere, valevano poco, ne avevo sette a bordo - dice, strappando una delle tante risate al pubblico, affascinato - una volta negli ultimi giorni di regata non ho quasi dormito. Ho iniziato ad avere allucinazioni, vedevo i miei amici a bordo".

Parla con la saggezza di chi ha rischiato di morire qualche volta, come lui stesso ha detto, ma anche di chi ha salvato una vita in mare. "Per un marinaio è la prima regola. Io sono sicuro che le Capitanerie di Porto ed  i  marinai militari non si trovino molto a loro agio in questo periodo, in cui si critica  così tanto il  soccorso in mare, perchè per un marinaio non tirare fuori un uomo dal mare è come una coltellata allo stomaco. Un po', da italiano, mi vergogno". 

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