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Trentini in Africa per la formazione in campo sanitario

Il responsabile dei corsi, il neurochirurgo Michele Conti, è stato prima in Etiopia, presso l'ospedale di Wolisso, e poi in Kenya, all'ospedale camilliano di Tabaka, dove ha incontrato i medici africani

Formare i medici africani affinché possano operare in autonomia, curando patologie specifiche come l'idrocefalo o la spina bifida: questo l'obiettivo del progetto avviato da un paio d'anni dalla Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con l'Azienda provinciale per i servizi sanitari e le associazioni trentine che operano in vari paesi dell'Africa. 

Quattro i paesi interessati finora: Zimbabwe, Etiopia, Ghana, Kenya. Nei giorni scorsi il responsabile dei corsi di formazione, il neurochirurgo trentino Michele Conti, è stato prima in Etiopia, presso l'ospedale di Wolisso, per verificare gli esiti dell'attività di formazione svolta circa 15 mesi fa, e poi in Kenya, all'ospedale camilliano di Tabaka, dove ha tenuto un corso di formazione ex-novo che ha coinvolto 6 medici locali.
 
Qui, presso l'ospedale camilliano, ha realizzato un corso di formazione in collaborazione con padre Avi, chirurgo missionario di Piné, che all'età di 80 anni continua a dedicare al suo ospedale almeno una quindicina di ore al giorno. Anche qui il Trentino, in particolare grazie all'associazione Goccia Solidale, ha fatto e continua a fare molto: gran parte delle infrastrutture ospedaliere, dal nuovo tetto al pozzo, sono opera sua, e così, negli anni, la fornitura della Tac e di altri strumenti diagnostici. Ora, inoltre, è partito un gemellaggio con la comunità di Saint Martin di Nyahururu, retta dal missionario Gabriele Pipinato; le due realtà realizzeranno assieme, nei prossimi due anni, un monitoraggio "a tappeto" riguardante l'incidenza sulla popolazione dell'idrocefalo e della spina bifida.
 
Materialmente, l'incarico di andare capanna per capanna a verificare se queste malattie siano presenti  sarà svolto dai volontari del Saint Martin, che già qualche hanno fa ebbe il merito di sollevare il problema dell'handicap, fino a quel momento tenuto pressoché nascosto, anche dalle stesse famiglie.
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