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Il ds dell'Alto Adige in cerca di nuovi talenti in Argentina

Calcio: intervista al direttore sportivo dell'Alto Adige Luca Piazzi, appena rientrato da un viaggio di lavoro in Argentina durato una decina di giorni per tessere relazioni e cercare nuovi giocatori oltre oceano

Trentadue partite in nove giorni. Di certo Luca Piazzi, direttore sportivo dell’Alto Adige, si sarà fatto un’idea su quello che al momento è il calcio argentino. Il dirigente trentino è partito con destinazione Buenos Aires lo scorso 23 marzo e ha fatto ritorno in Italia il 2 aprile. Era in buona compagnia visto e considerato che al suo fianco hanno viaggiato l’amministratore delegato del Catania Pietro Lo Monaco, per la cronaca la formazione etnea è composta per dieci undicesimi da calciatori argentini ed è in piena lotta per un posto in Europa League, e Guido Angelozzi, direttore sportivo del Bari. 

Direttore, non era la prima volta nel paese del tango e di Maradona ma sicuramente è stata la più importante.
“Senza ombra di dubbio. L’anno scorso dopo solo cinque giorni ero dovuto tornare in Italia perché il periodo era coinciso con l’esonero del nostro allenatore Alfredo Sebastiani, devo dire invece che questo secondo viaggio è stato davvero importante sotto tutti i punti di vista, in primis per quanto concerne l’arricchimento professionale e personale. L’Argentina è una realtà molto diversa dalla nostra però, al momento, sono circa 300 i calciatori professionisti che il paese in questione ha esportato nei massimi campionati europei. Un caso da studiare.
 
Quali sono le differenze principali rispetto alla realtà italiana?   
“Direi soprattutto due: ambientali e tattiche. Ogni partita è una bolgia che sia di serie B o della massima serie, la passione che hanno per il calcio è qualcosa di incredibile, sono stato in molti stadi in Europa ma quando si entra ad esempio alla “Bombonera” (stadio del Boca Juniors) piuttosto che a “El Fortìn” (stadio del Velez) viene la pelle d’oca. Dal punto di vista tattico invece sono ancora molto indietro rispetto a quello a cui siamo abituati”. 
 
Per quanto riguarda invece il mercato, come ci si deve muovere? 
“Anche sotto questo punto di vista è tutto diverso. Nella stragrande maggioranza dei casi i giocatori non sono di proprietà dei rispettivi club bensì dei loro procuratori piuttosto che di vere e proprie società che operano con i loro cartellini. E’ quindi molto difficile capire con chi si deve parlare e soprattutto intavolare una trattativa. A questi soggetti non interessa la possibilità di dare visibilità di giocatori concedendo loro una possibilità di mettersi in mostra in Europa ma solo il pagamento in contante. Da questo deriva che il concetto di  prestito, operazione che nel nostro continente ormai la fa da padrone, da loro praticamente non viene neppure presa in considerazione”. 
 
Il tutto senza dimenticare che in Prima Divisione non esiste la possibilità di tesserare extracomunitari. Quindi per lei il lavoro è stato ancora più difficile...
“E’ vero, ma in Argentina sono moltissimi i ragazzi che hanno il passaporto italiano o la doppia nazionalità. E’ chiaro che sotto il profilo economico non potevo essere competitivo con altre realtà e proprio per questo mi ha colpito ancora di più il comportamento di Jorge Chisterpiller. Stiamo parlando di quello che probabilmente è il procuratore, insieme a Marcelo Simonian, più influente dell’intero paese, basti pensare che gestisce gli interessi di un centinaio di calciatori di primissimo livello. Ebbene proprio Chisterpiller mi ha messo a disposizione un suo collaboratore, che parlava perfettamente l’italiano, per tutta la durata della mia permanenza. Mi veniva a prendere in hotel e mi accompagnava ad ogni singola partita: la giornata tipo iniziava alle 14 quando assistevamo al match della Primavera che anticipa quello della prima squadra, poi alle 16 l’incontro dei professionisti, terminato ci si spostava per la partita delle 18 e poi quella delle 20. Solo nella città di Buenos Aires, o meglio nella zona della Capital Federal, esistono almeno una ventina di società che partecipano alla seria A e alla serie B”. 
 
Qualche nome è finito sul suo personale taccuino? 
“Partiamo dal presupposto che si tratta di un mercato molto inflazionato e che quindi è molto difficile trovare le cosiddette occasioni, il tutto senza dimenticare che rappresento l’Alto Adige e non l’Inter. Con Di Sabato un calciatore classe ‘90 che fa parte delle riserve del Velez ma ha già fatto il proprio esordio in prima squadra abbiamo approfondito la situazione. Si tratta di un centrocampista centrale o come lo chiamano in Argentina “un volante”, non so se la trattativa andrà in porto ma ripeto: questi viaggi sono importantissimi per conoscere realtà e persone diverse, non solo per chiudere trattative”. 
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