Valanghe, due sbagli da non commettere

Overconfidence e Risk Taking: uno studio delle Università di Trento, Padova e Verona, ha evidenziato che l'errore cognitivo coglie anche i praticanti più esperti

Sono stati presentati ieri, 14 gennaio, nel corso di una conferenza stampa presso la sede della Provincia autonoma di Trento, i risultati della ricerca sugli “Errori cognitivi nella valutazione del rischio  valanghe”. Lo studio - voluto e finanziato da Accademia della Montagna, all’interno di un progetto pluriennale dedicato al rischio valanghe - ha coinvolte, a vario titolo, le Università di Trento, Padova e Verona, oltre alla Fondazione Bruno Kessler. I dati evidenziano con chiarezza due errori cognitivi che risultano essere rilevanti per determinare la decisione di esporsi a situazioni pericolose: l’Overconfidence, ovvero la convinzione di sapere più di quanto effettivamente si sappia; e l’attitudine al Risk Taking, in altre parole la propensione a mettere in atto comportamenti rischiosi. “Il problema delle valanghe persiste – sottolinea Egidio Bonapace, presidente di Accademia della montagna – e i dati ci restituiscono un numero crescente di persone coinvolte da valanghe, seppur con meno morti, grazie anche alla preparazione e ai nuovi strumenti. Ad esempio, in dieci anni il numero di chi va con le ciaspole è arrivato a 410 mila persone mentre lo scialpinismo conta circa 200 mila appassionati. Sono cambiate anche le abitudini: un tempo lo scialpinismo incominciava in primavera, ora la stagione inizia a novembre. Accademica ha deciso di andare alla radice perché nessuno ha mai pensato di esaminare non lo stato della neve bensì di entrare nella testa delle persone. Anche se, è bene sottolinearlo, non esiste montagna senza rischio”.

Nel corso di questi ultimi trent’anni la pratica degli sport invernali è andata aumentando con costanza, e un numero sempre maggiore di persone si dedica all’esercizio, regolare o saltuario, dello sci, dello scialpinismo, o dell’escursionismo in montagna con gli sci o le ciaspole.

Parallelamente, uno degli effetti di questa maggiore propensione della popolazione verso l’attività sportiva invernale, è stato il costante aumento degli incidenti dovuti al distacco di valanghe. Verso la metà degli anni ’80 infatti si sono verificati in media 30 incidenti all’anno; ora la cifra si attesta sugli 80 incidenti annuali. Ciononostante, a causa dell’innovazione tecnologica, della maggiore capacità di autosoccorso, della maggiore diffusione sul territorio e dell’efficacia delle squadre di soccorso alpino, il numero di incidenti mortali è in costante calo (35 ogni 100 negli anni ’80, circa 15 ogni 100 travolti ai giorni nostri).

 Accademia della Montagna del Trentino ha da tre anni avviato un progetto “Prevenzione rischio valanghivo” nella ricerca di mezzi e strumenti sempre più efficaci per prevenire gli incidenti da valanghe, e per aumentare la consapevolezza e la valutazione corretta del rischio da parte della popolazione.

Nel corso del 2012 con diffusione nel 2013 è stato  elaborato  con le Guide Alpine del Trentino, lo strumento Nivolab, un’autovalutazione cartacea del rischio direttamente sul campo prima di affrontare pendii o declivi. Nivolab è dedicato a scialpinisti, freeriders ed escursionisti, un mezzo semplice ,chiaro ed efficace che aiuti gli sportivi a valutare il rischio ambientale e  decidere consapevolmente i propri comportamenti, stimolando la capacità critica e la vigile osservazione della realtà. Nel corso del 2014 Nivolab diventerà anche una App, scaricabile gratuitamente. Nella prosecuzione del progetto avviato nel 2012 nel prossimo autunno Accademia affronterà il tema del rischio valanghivo in un convegno internazionale, che riunirà a Trento i massimi esperti sull’argomento, mettendo a confronto ricerche, strumenti e buone pratiche in atto nelle aree montane del mondo.

 “La montagna è libertà – interviene Paolo Tosi del Dipartimento di Fisica dell’Università di Trento e membro del comitato scientifico di Accademia - e sarebbe una follia avere un approccio meramente normativo a questi problemi. L’importante è che il rischio sia consapevole e informato. Nel 2011 abbiamo dimostrato che il bollettino nivo-meteo trentino è un ottimo predittore del rischio valanghe e che quindi i frequentatori della montagna hanno a disposizione di uno strumento affidabile. L’evidenza però dimostra che gli incidenti accadono con regolarità. La nostra ipotesi iniziale parte dalla testa della gente e arriva alla conclusione che gli errori cognitivi portano alla sottovalutazione delle informazioni a disposizione”.

Per maggiori informazioni sulla ricerca consultare il sito della Provincia autonoma di Trento

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