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Lunedì, 24 Gennaio 2022
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Ecco la storia delle "beganate": i canti natalizi trentini

Un tempo i giovani del paese andavano di casa in casa cantando le canzoni di Natale in cambio di qualcosa da mangiare, spesso dolci. Una tradizione sopravvissuta in alcuni luoghi del Trentino, e nel titolo di una canzone natalizia tra le più belle del repertorio dei cori di montagna

"O felice, o chiara notte". Avete mai sentito queste parole echeggiare in una chiesa, o in strada, nel periodo d'Avvento? Ebbene, si tratta di un tradizionale canto natalizio trentino, testimone di un'usanza antichissima.  Un tempo in occasione delle festività religiose, infatti, in città e nei paesi i più giovani si organizzavano in cori ed andavano di corte in corte a cantare in cambio di qualcosa da mangiare. L'invocazione citata all'inizio dell'articolo è il primo verso di un canto che in Trentino si usa titolare con la parola 'beganate'.

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Il fatto curioso è che il titolo è una parola plurale, femminile. Sembra far riferimento a più canzoni ed è probabile che "O felice, o chiara notte" non sia altro che la più diffusa tra le tante 'beganate' del passato; sopravvissuta, per così dire, nel tempo fino ad oggi. Ancora oggi, specialmente nei paesi della Vallagarina e delle altre valli meridionali, i bambini delle scuole elementari organizzano concerti nelle vie dei paesi durante l'Avvento e la canzone in questione è tra quelle che non possono mancare nel repertorio. 

Le beganate: "beghe" o auguri? 

L'etimologia è davvero incerta. Michelangelo Mariani, sacerdote e letterato del '600 nel suo libro "Trento con il Sacro Concilio et altri notabili", disponibile su WikiSource, spiega: "Nel dì dell’Epifania, si travestono à divisa varij Signori la maggior parte à Cavallo, e van per Città, gridando Beganate con gettar nello stesso tempo Confetture, ò altra galanteria alle Finestre. L’origine di ciò è antichissima, e si deduce al tempo de’ Goti, e Ostrogoti, che furon à Trento; come in fatti gli habiti, che si metton fuori, tutte le maggiori anticaglie, hanno del Gotico; e del Gotico risente la parola stessa Beganate". 

Secondo questa fonte le 'beganate' sarebbero un'usanza legata all'Epifania. Una questua, a tratti goliardica, che sembra condividere qualcosa con il "dolcetto o scherzetto" di Halloween dei giorni nostri, o con la tradizione dei Krapfenbettler tirolesi: le figure mascherate che andavano di casa in casa a "mendicare" krapfen la notte di Ognissanti. Il verbo 'betteln', ovvero elemosinare, potrebbe avere qualcosa in comune con 'beganate'. Molto più prosaicamente il Mariani lascia intendere che durante questa "elemosina" nascessero delle baruffe e che il termine venga da 'bega nata'. Insomma, i questuanti vestiti da Goti dovevano essere degli attaccabrighe.

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Una lettura più ottimista vede nel termine 'beganate' la stessa radice della parola 'bene'. In questo senso il canto natalizio sarebbe un augurio rivolto a chi ascolta: 'bene abbiate'. O potrebbe essere un riferimento al bambin Gesù, 'bene nato'. Il testo della 'beganata' più famosa è una narrazione della Natività con tratti da fiaba popolare ed una melodia struggente. La versione nel video qui sotto, nell'arrangiamento del maestro Renato Dionisi, è stata eseguita dal Coro Cima Tosa in piazza San Pietro a Roma nel 2015 in occasione dell'accensione dell'Albero di Natale e del presepe donato dagli artigiani scultori di Tesero. 

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