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Scuola, gli ostacoli per il ritorno "totale" in classe dal 26 aprile

Per diversi presidi è: "troppo rischioso, niente interventi per il distanziamento e pochi vaccinati". Il mondo scolastico pensava probabilmente di arrivare a fine anno seguendo una linea di stabilità, in presenza dal 50 fino al 75%. Fedriga: "Il problema sono i trasporti"

C'è preoccupazione tra presidi e alcuni sindacati per l'annunciata totale riapertura delle scuole al 100 per 100 in presenza dal 26 aprile in zona gialla e arancione: "Troppo rischioso, niente interventi per il distanziamento e pochi vaccinati. Occorrerebbe modificare i protocolli di sicurezza", dicono i dirigenti, "o si deroga dal distanziamento di un metro in classe oppure non sarà possibile accogliere il 100% degli studenti. Una classe può ospitare, col distanziamento previsto attualmente, 17/18 studenti. Il resto dovrebbe restare a casa in Dad". I mezzi pubblici presentano inoltre le stesse criticità di sempre.

Nonostante ci sia un aspetto positivo, quello della copertura vaccinale già attiva per la maggior parte del personale scolastico, la scuola è considerata un luogo «naturale di assembramento». A sottolinearne le criticità è Antonello Giannelli presidente dell'Anp (Associazione nazionale presidi) che afferma: «Se si tornerà al 100% in molte aule non sarà possibile rispettare il metro di distanziamento. In questo caso la scuola si vedrà costretta a ridurre la presenza dei ragazzi e alternarla alla dad, facendo rotazioni. Bisogna valutare questo rischio». Riguardo al rientro a scuola dal 26 aprile, Giannelli spiega che «abbiamo un aspetto positivo che è migliorato, quello della percentuale di personale scolastico che ha ricevuto la prima dose, ovvero 3 su 4. L'aspetto criticabile è la sospensione del piano vaccinale nei confronti del mondo della scuola che riguarda 1,5 milioni di persone, per procedere invece con fasce d'età. Dovrebbe essere invece fatto parallelamente. Tra gli aspetti negativi ci sono sempre i trasporti, tema che riguarda soprattutto gli alunni superiori perché i più piccoli hanno la scuola vicino casa. Ci sono 390 milioni di euro per i trasporti, ma quando ne vedremo gli effetti? C'è poi il tema del piano di screening degli studenti basato sui tamponi rapidi che ancora naviga in alto mare», conclude Giannelli.

«La scuola pensava di arrivare a fine anno seguendo una linea di stabilità, non variando sulla percentuale di presenza dal 50 fino al 75% sui cui gli istituti superiori si erano orientati nei loro sistemi di funzionamento in emergenza. Con la riapertura al 100% nelle regioni gialle e arancioni, prevista dal governo per lunedì 26, la preoccupazione è tanta. Perché, nei fatti, si tratta di una questione impossibile da risolvere». Sostiene Cristina Costarelli, vicepresidente dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP), in un video postato sulla sua pagina Facebook. 

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