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Vaccini, la Russia attrae l'Italia: cosa sappiamo di Sputnik

L'Unione europea vorrebbe contribuire a produrre il farmaco presentato direttamente dal presidente Putin. Si attendono le valutazioni dell'Ema

Vaccini anti-covid, numeri e discussioni. Una nuova soluzione, in aggiunta alle tante proposte negli ultimi mesi, è quella russa e il suo nome è Sputnik V. La domanda che tutti si pongono è la solita: funziona? La rivista  "The Lancet" ha pubblicato i risultati preliminari di uno studio di fase 3 ed è stato accolto come un'ottima notizia dalla comunità scientifica internazionale.

Come riporta Today, il vaccino russo, somministrato in due dosi a ventuno giorni di distanza l'una dall'altra, ha dimostrato di avere un'efficacia del 91,6% contro Covid-19. L'effetto protettivo non è statisticamente diverso per gli over 60 rispetto al gruppo 18-60 anni e il profilo di sicurezza è alto, con la maggior parte (94%) degli effetti avversi che si presenta in forma lieve. Lo studio è stato condotto su quasi ventimila partecipanti.

Anche se gli autori precisano che sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere l'efficacia del vaccino sui pazienti asintomatici e sulla trasmissione del virus, secondo questo importante studio il farmaco russo è sicuro ed ha un'efficacia maggiore dei farmaci sviluppati da AstraZeneca (60%) e Johnson&Johnson (66%). Il problema è che l'Ue finora non ha comprato nemmeno una fiala di questo vaccino, ma nelle ultime ore si stanno facendo passi in avanti. Andiamo con ordine.

Il parere degli esperti italiani  

Secondo Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css), "per il vaccino russo anti-Covid Sputnik, la pubblicazione apparsa giorni fa su The Lancet è significativamente interessante. Io credo - ha spiegato intervenendo a "Buongiorno" su SkyTg24 - che ci dobbiamo accostare a ogni vaccino con un atteggiamento che definirei laico, cioè valutare quello che è il profilo di sicurezza ed efficacia attraverso analisi rigorose, come quelle che garantiscono l'autorità regolatoria europea e quella italiana, e fare valutazioni sulle pubblicazioni scientifiche che verranno a essere prodotte".

Il direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, Giuseppe Ippolito ha così commentato la notizia: «Il vaccino russo contro Covid-19 Sputnik V sembra avere buoni dati. Non c'è nessuna preclusione. Ma bisogna attendere le valutazioni dell'Ema (l'Agenzia europea per i medicinali), come è giusto in un sistema coordinato, perché siamo europei. Non ci sono pregiudizi su nessun vaccino: cinese, cubano o russo che sia. Abbiamo bisogno di tutte le possibilità, ma all'interno di un sistema di regole - ha precisato - e avendo come orizzonte la solidità dei dati scientifici». In questo momento, ha continuato Ippolito, «abbiamo bisogno di più vaccini. Più armi abbiamo e meglio possiamo combattere. E quando avremo i dati di Ema si potrà decidere concretamente anche sul vaccino russo. Non possiamo considerare l'Agenzia europea del farmaco solo quando ci serve e invocare l'autorità nazionale quando pensiamo che non ci serva».

Sono tre i motivi che rendono Sputnik V particolarmente vantaggioso, secondo l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud della Fondazione italiana di medicina personalizzata: "Il primo è quello dell'indiscutibile tollerabilità, un aspetto che forse dovremmo cominciare a considerare con un minimo di attenzione perché è un punto a suo vantaggio; altro elemento è il costo molto competitivo rispetto agli altri vaccini prodotti; poi la conservabilità del vaccino, che non ha bisogno di molte attenzioni e può essere trasportato. Guardiamo quindi con grande attenzione all'ipotesi dell'inserimento del vaccino russo nella rosa dei vaccini che potranno essere somministrati anche in Italia".

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