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Giovedì, 2 Febbraio 2023
Scienza

Sono microbi, ma sono fondamentali per la salute: la scoperta del dipartimento Cibio

Lo studio internazionale coordinato dall’Università di Trento si è focalizzato sul microbioma. Ecco ciò che è emerso

Uno studio internazionale vede come protagonista l’Università di Trento, in particolar modo il dipartimento Cibio, nel ruolo di coordinatore della ricerca riguardante le componenti del microbioma, un vero e proprio alleato della salute che garantisce le difese immunitarie e le capacità digestive, che provengono dalle interazioni sociali.

Ciò che la scienza fa ancora fatica a comprendere è come avvenga l’acquisizione e la trasmissione dei batteri e degli altri microbi che compongono il microbioma; è proprio su questo che ha provato a fare luce la ricerca coordinata dal dipartimento trentino sotto la guida del professor Nicola Segata, che ha coinvolto 18 tra istituzioni e i centri di ricerca in tutto il mondo.

Quel che è emerso dallo studio è che la prima trasmissione del microbioma intestinale avviene alla nascita ed è duraturo, tanto che il bagaglio di batteri del microbioma sano ereditati dalla mamma è riconoscibile anche fino agli 80 anni di età. Per quanto riguarda il microbioma orale si trasmette in modo nettamente diverso ed è stato confermato che quanto più tempo le persone passano insieme, più batteri esse condividono.

L’importanza di questa ricerca l’ha sottolineata il professor Segata con queste parole: “Nell’età adulta, le fonti dei nostri microbiomi sono soprattutto le persone con le quali viviamo a stretto contatto. La durata di interazioni come per esempio la convivenza di studenti o partner, sono, a grandi linee, proporzionali con la quantità di batteri scambiati. In molti casi, però, i batteri possono trasmettersi tra individui che hanno interazioni superficiali e occasionali. La trasmissione del microbioma ha implicazioni importanti per la nostra salute poiché alcune patologie non trasmissibili (come le malattie cardiovascolari, il diabete o il cancro) sono riconducibili in parte a una composizione alterata del microbioma.  Approfondire le conoscenze sulla trasmissione del microbioma può quindi far progredire la comprensione dei fattori di rischio e aprire, in prospettiva, la possibilità di ridurne tale rischio con terapie che agiscano sul microbioma o sulle sue componenti trasmissibili”.

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