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Martedì, 17 Maggio 2022
Salute

"Il picco dei contagi Omicron? Prima del previsto". Ma c'è una lezione da imparare dal caso Israele

Entro due o tre settimane i nuovi casi di contagio inizieranno a scendere: lo spiega l'organizzazione mondiale della sanità. Ma quasi tutti gli italiani dovranno avere a che fare con il virus: "E le persone vaccinate rischiano 10 volte in meno di sviluppare malattie gravi o di morire"

"Probabilmente il picco dell'ondata di nuovi contagi da coronavirus trainati dalla variante Omicron terminerà prima di quanto previsto". Sono parole che fanno ben sperare quelle pronunciate dal direttore regionale di Oms Europa, Hans Henri Kluge che porta l'esempio di come a Malta e nel Regno Unito i numeri sono in discesa.

"In Italia e altri Paesi ci stiamo avvicinando moltissimo al picco, entro due o tre settimane sarà raggiunto e poi comincerà a scendere".

Ma se il picco dei casi è vicino (inizio febbraio se tutto va bene), Kluge è molto diretto nello spiegare che la contagiosità e la trasmissibilità della variante omicron non lascino scampo dal contagio: "Nessuno può sfuggire al SARS-Cov2, l'immunità la raggiungeremo attraverso il vaccino o il contagio naturale". E proprio per prevenire lo sviluppo di sintomi gravi Kluge ribadisce l'invito a vaccinarsi: "Le persone vaccinate rischiano 10 volte in meno di sviluppare malattie gravi o di morire. Certamente la variante Omicron ha manifestazioni asintomatiche ma negli individui non vaccinati vediamo quello che è accaduto con le altre ondate".

Dati supportati anche dai risultati raccolti dall'Istituto superiore di sanità che mette in mostra come sia molto più alta la probabilità che una persona non vaccinata finisca in terapia intensiva (26,7 ogni 100mila persone rispetto a 1,7 per vaccinati da più di 4 mesi e lo 0,9 per vaccinati con la terza dose).

"Credo che l'Italia stia seguendo la traiettoria giusta" spiega Kluge ospite di Mezz'ora su Rai3. Secondo il responsabile di Oms Europa, l'approccio necessario comprende la vaccinazione comprensiva della terza dose, mentre resta importantissimo che le scuole siano l'ultimo luogo a chiudere e il primo ad aprire. Quanto alla possibilità che si renda necessaria una quarta dose, Kluge ha detto che "presto avremo una conferma" sui dati in arrivo, in particolare da Israele.

Che cosa dicono i dati in arrivo da Israele

Bene, ma cosa dicono i dati che arrivano da Israele? Dopo il picco di Omicron sarà finita? Troppo presto per dirlo anche perché le notizie che arrivano da paese mediorientale, capofila della strategia della vaccinazione di massa, non sono così incoraggianti. Ieri infatti si è registrato un ulteriore forte aumento dei pazienti covid definiti gravi, ora arrivati al 55% circa del picco della ondata estiva. Pertanto si sta somministrando la quarta dose per gli over 60, e per il personale medico immuno-compromesso ed esposto (Israele iniziò a fare la terza dose a inizio agosto). "Ma è solo una raccomandazione, non è obbligatoria" come ricordato dal Direttore di Immunologia alla Bar Ilan University Cyrille Cohen che ha spiegato in un'intervista a 'Il Fatto Quotidiano' come non si possa fermare l'ondata di Omicron, "ma possiamo cercare di ridurre il suo impatto. I più vulnerabili dovrebbero vaccinarsi, indossare mascherine ed evitare il più possibile gli assembramenti. Il vaccino salva la vita prima di tutto a loro".

"Se il vaccino è meno efficace nel ridurre i contagi, è vero che mantiene una copertura eccellente nel prevenire l'ospedalizzazione, la malattia grave e la morte. "

"È possibile che acceleri effettivamente la transizione verso uno stato endemico, ma ci vorrà del tempo per averne la certezza" chiosa.

Perché i contagi aumentano in Israele

Ma allora perché da circa 2 settimane i contagi stanno esplodendo in Israele dove il valore di Rt è vicino a 3? Se il paese è stato il primo a sdoganare la quarta dose, la copertura vaccinale è tra le più basse tra quelle registate nei paesi occidentali. 

L'Italia con il 75% della popolazione vaccinata figura tra i paesi più immunizzati d'Europa, anche se fanno meglio la Spagna con l'82% e ancor di più il Portogallo dove il 90% della popolazione è vaccinata. Invece Israele non arriva al 65%, appena davanti agli Stati Uniti fermi al 62%. Colpa della demografia ( qui il numero di minorenni è doppio di quello dell’Italia) e della religione con gli ultraortodossi notoriamente ostili non solo al vaccino, ma anche alle regole anti-contagio.

Così bambini e ragazzi, ancora in gran pare non vaccinati o non vaccinabili, sono diventati il tallone di Achille di Israele: una possibile soluzione viene dalle misure per evitare il contagio a scuola. Resta così la lezione che possiamo ricavare: mettere in sicurezza gli ambienti chiusi dotandoli di ventilazione meccanica. Meglio pensarci adesso per non farsi trovare impreparati all'arrivo della prossima stagione fredda.

Fonte: Today.it

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