Salute

Covid, E484k: una nuova mutazione della variante inglese del virus

I test condotti su alcuni campioni avrebbero mostrato una mutazione (battezzata E484k) già osservata nei ceppi che hanno avuto origine in Brasile e Sudafrica. Ma i vaccini dovrebbero funzionare <

La variante inglese del coronavirus sembra aver subito alcune nuove modifiche genetiche. A riportare la notizia è la Bbc news online che spiega come i test condotti su alcuni campioni abbiano mostrato una mutazione, la E484k, già osservata nelle varianti che hanno avuto origine in Brasile e Sudafrica. Secondo i ricercatori del Public Health England la mutazione è stata osservata in una manciata di casi. I vaccini in uso dovrebbero comunque funzionare anche contro queste modifiche, lo rassicurano gli esperti, ma non si può escludere che l’efficacia possa diminuire. Lo scorso 25 gennaio la casa farmaceutica Moderna ha annunciato che il suo vaccino anti Covid-19 mantiene un'attività neutralizzante contro le varianti emergenti di Sars-Cov-2 identificate per la prima volta nel Regno Unito e nella Repubblica del Sud Africa.

Come spiega uno studio pubblicato in preprint su bioRxiv, se non vi sarebbe alcun impatto significativo della cosiddetta variante inglese, quella più resistente agli anticorpi risulterebbe la variante Sudafricana, con una riduzione pari a 6 volte della capacità neutralizzante del siero, ma non tale da scendere al di sotto dei livelli giudicati come protettivi dallo sviluppo dei sintomi della Covid-19. Anche i vaccini Jonhon and Jonhson e Novavax avrebbero dimostrato di garantire una certa protezione nei confronti del ceppo sudafricano, anche se inferiore a quella offerta da Moderna. 

La variante inglese del coronavirus

Come riporta Today, la variante inglese B117 è stata isolata lo scorso settembre nel Kent, in Regno Unito, e da allora si è diffusa in diversi Paesi. Secondo gli esperti questa variante ha un tasso di contagiosità più elevato, ma non è ancora chiaro se sia causa di una letalità maggiore. Il motivo è che ha un numero insolitamente elevato di mutazioni con 10 cambiamenti di amminoacidi nella proteina spike. Proprio questo dettaglio sollevava la preoccupazione che il suo riconoscimento da parte degli anticorpi neutralizzanti del vaccino potesse essere influenzato. Da un’indagine realizzata dall’agenzia governativa britannica Ons (Office for National Statistics) su un campione di soggetti che hanno contratto l’infezione tra il 15 novembre e il 16 gennaio, è emerso che rispetto al vecchio ceppo la variante B117 causa più spesso tosse, mal di gola e affaticamento, ma è meno probabile che si verifichi la perdita di gusto e/o olfatto. In particolare rispetto alla variante "classica", le segnalazioni di tosse sono aumentate dal 27% al 35%, ma tra i sintomi in aumento vengono elencati anche affaticamento, dolori muscolari e mal di gola (vedi grafico in basso).

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