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Yarmuk, campo profughi in mano ai jihaddisti. Dorigati: "Ritorno all'età della pietra"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrentoToday

Eppure credevamo che tutto il male del mondo si fosse esaurito nell’inferno della Shoah. Eppure credevamo che quella tremenda lezione della storia avesse insegnato. Eppure eravamo convinti che l’umanità ci abitasse ancora. E invece oggi assistiamo, in un silenzio assordante, all’ennesimo massacro di innocenti. Il campo profughi di Yarmuk, alle porte di Damasco in Siria, è diventato una nuova Belzec, una nuova Srebrenica, un ennesimo inferno sulla terra, dove, in nome di un falso ideale che si nutre di sangue, migliaia di essere umani sono stati sterminati per un odio che non conosce confini ed appartenenze.

Yarmuk è un ritorno alla bestialità. Yarmuk è come il Kenia, l’Iraq e tutti gli altri luoghi della disperazione. Yarmuk grida il suo dolore ad un mondo sempre più ostinatamente sordo. Qui non c’entrano nulla le religioni, i riti, le culture. Qui si sta ripetendo, in un crescendo vertiginoso, la saga dell’intolleranza e dell’odio più radicale. Qui stiamo tornando ad un medio evo atroce, dove nessuna voce sembra in grado di essere ascoltata dai fanatismi più ciechi. Solo il terrore si staglia, con il suo profilo spaventoso, sul nostro orizzonte, anche se facciamo finta di non vedere, di non sapere e di non reagire. Solo il terrore che, pur di affermarsi è disposto perfino a calpestare la causa stessa per cui prende corpo.

Penso al  recente sollevarsi diffuso dell’indignazione di fronte all’uccisione di un orso. Ho il massimo rispetto delle sensibilità ambientali e delle culture di salvaguardia della fauna, ma mi chiedo se, almeno un briciolo di quella indignazione non può anche essere riservata oggi alle teste mozzate ed esibite di persone, barbaramente massacrate per la sola colpa di esistere. E mi chiedo ancora dove sta arenandosi la nostra coscienza, che guarda, quasi con assuefazione, al compiersi di una macelleria criminale che ha pochi esempi di pari entità nel tempo nostro. Fino a quando volteremo il nostro sguardo egoista altrove, mentre affrettiamo il passo verso l’età della pietra?

                                                                                                          Bruno Dorigatti

                                                                                       Presidente del Consiglio provinciale

Trento 8 aprile 2015

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