Lunedì, 22 Luglio 2024
La replica

Studio su Meloni e Salvini, l'Università azzera le polemiche: "Finanziamento dal ministero"

Alessia Donà, professoressa del Dipartimento di sociologia e ricerca sociale, replica al consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Claudio Cia che aveva fatto polemica su un bando di ricerca dell'Università trentina

Il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia Claudio Cia contro l’Università di Trento per il bando di selezione per un assegno di ricerca per studiare i partiti di Lega e Fratelli d’Italia e i relativi leaders Matteo Salvini e Giorgia Meloni. E arriva la replica dell’ateneo. “Polemica infondata perché sembra che l’Università di Trento stia sprecando dei soldi pubblici. Per far chiarezza, questo assegno di ricerca fa parte di un progetto selezionato dal ministero dell’Università e della ricerca. L’Università ha partecipato bando Prin (Progetti ricerca di rilevante interessa nazionale), ci sono state migliaia di domande e uno dei vari progetti vincitori è stato il nostro”. A dirlo direttamente a TrentoToday è Alessia Donà, professoressa del Dipartimento di sociologia e ricerca sociale.

Dunque secondo la docente, la polemica sul presunto spreco di risorse non ha senso perché l’Università trentina, di fatto, non tira fuori una lira per effettuare lo studio che Cia aveva contestato. Lo studio si chiama Ge.No.Ma. violence (Gender norms masculinity and violence against woman) e mira a studiare la violenza contro le donne, in particolare si vanno a studiare le radici strutturali di questo fenomeno, prendendo in esame una pluralità di dimensioni, che contribuiscono a creare quel contesto culturale in cui si legittimano le violenze di genere.

Cosa c’entrano Meloni e Salvini? “Stiamo parlando di un progetto nazionale selezionato da una commissione di esperti. Nazionale perché ne fanno parte più università fra cui Milano Bicocca, Università della Calabria, Genova, Roma Tor Vergata per capirci - continua Donà. Vi sono unità di ricerca che si occupano di comunicazione digitale per esempio, noi a Trento ci occupiamo della dimensione politica perché studi internazionali hanno messo in evidenza che, nella retorica politica, si ripropongono stereotipi di genere soprattutto nei così detti partiti di “destra radicale”. Visto che il caso di studio è l’Italia, per vedere questa cosa, se ha senso, studiamo i partiti di destra italiana e la loro ideologia politica. In Italia i partiti classificati come “destra radicale” sono Lega e Fratelli d’Italia e a chiamarli così non sono io ma politologi internazionali”.

Così la docente trentina rispedisce al mittente anche la polemica di Cia sulla denominazione di “destra radicale” che nel bando faceva riferimento ai partiti di Salvini e Meloni. Oggetto di studio saranno così manifesti elettorali, la comunicazione politica, mettendo sotto la lente gli stereotipi, per verificare se, quello che si è riscontrato in altri paesi, si ritrova anche in Italia. Così l’Università di Trento spegne la polemica accesa dal consigliere meloniano al quale i politologi trentini fanno sapere che l’ateneo non spenderà un euro e che, piaccia no, secondo gli scienziati e i politologi europei, lui fa parte di un partito definibile di “destra radicale”.

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