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Il Trentino è zona gialla. Fugatti: «Bisogna continuare ad essere prudenti»

I 21 parametri considerati dall’Istituto superiore di sanità per classificare la situazione delle regioni e province autonome e l’indice Rt hanno dato risultati positivi

Il Trentino ha confermato il suo essere in zona gialla: un risultato importante, ottenuto grazie alla collaborazione di tutti, «e reso possibile anche dalla nostra Autonomia speciale», ha sottolineato il presidente Maurizio Fugatti durante la conferenza stampa del pomeriggio di sabato 28 novembre, ricordando che presto usciranno dalla zona rossa i tre comuni di Baselga di Piné, Bedollo e Castello Tesino, che ha visitato nei giorni scorsi, in seguito al miglioramento dei loro parametri.

Il report dell'Apss del 28 novembre ha evidenziato 219 nuovi positivi e 6 decessi. Nelle Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) la situazione varia. Ad esempio, come detto dall’assessore alla salute Stefania Segnana, si sono verificati 12 nuovi contagi in quella di Transacqua, ma la task force è intervenuta immediatamente, anche spostando i pazienti in altre strutture più attrezzate per ospitare ospiti Covid. I vaccini: oltre a quelli già arrivati in Trentino, altri 20mila sono in arrivo. L’Apss sta studiando il piano per la loro distribuzione.

Il dottor Giovanni Pedrotti, responsabile delle terapie intensive all’ospedale di Rovereto, ha illustrato la situazione nella sua struttura, dove ancora vi sono molti pazienti Covid ricoverati, fra cui 20 in terapia intensiva. L’ospedale ospita inoltre anche tutti gli altri pazienti. I reparti non-Covid e l’attività chirurgica sono state dunque mantenute. Una sfida importante, che può essere vinta solo con l’aiuto della popolazione, che è chiamata a continuare ad osservare le regole per prevenire la diffusione della pandemia.

Per quanto riguarda i Comuni, il presidente Fugatti ha detto che non vi sono realtà che rischiano di essere classificate zona rossa. Per quanto riguarda Bedollo, Baselga di Pinè e Castello Tesino, la situazione sta migliorando. L’ordinanza che li riguardava e che aveva imposto particolari restrizioni cesserà di avere effetto nei prossimi giorni: «un risultato – ha sottolineato il governatore del Trentino – reso possibile dall’atteggiamento serio e premuroso della popolazione. La Provincia ha predisposto un intervento ad hoc a supporto delle attività economiche presenti in questi comuni. Al tempo stesso, è stato chiesto al governo nazionale di considerare, ai fini dei ristori, questi comuni, come gli altri territori italiani in zona rossa».

I 21 parametri considerati dall’Istituto superiore di sanità per classificare la situazione delle regioni e province autonome e l’indice Rt hanno dato risultati positivi. Rimangono 2 parametri «a rischio»: quelli delle terapie intensive e delle ospedalizzazioni. Ma l’esame del trend della pandemia da parte dell’Istituto superiore della sanità avrebbe fatto ritenere che la situazione sia stabilizzata e possa ragionevolmente migliorare nei prossimi giorni. «Di nuovo, un risultato che non si manifesta per caso, ma che è dimostrazione della grande sensibilità del popolo trentino per il rispetto delle regole» ha detto ancora Fugatti. A ciò si aggiungono le misure assunte tempestivamente ad esempio per isolare alcuni cluster, come, qualche tempo fa, quelli di alcune attività economiche dove la diffusione del virus era molto aumentata. Lo stesso vale per la gestione delle situazioni di crisi nelle Rsa, pur nelle ovvie criticità.

Il Trentino è stato inoltre il territorio che ha fatto più tamponi in Italia sulla popolazione residente. «Tante cose che l’Autonomia ha potuto mettere in campo, e che hanno permesso al Trentino di restare in zona gialla. Ciò significa che tante persone hanno potuto spostarsi da un Comune all’altro, mentre fossimo stati classificati zona arancione non sarebbe stato possibile. Dopodiché – ha aggiunto ancora Fugatti – non dobbiamo pensare che questo significhi un "liberi tutti". Dobbiamo continuare a conservare il nostro senso di responsabilità e la nostra prudenza».

Infine, riguardo al Recovery Fund, il governo non ha ancora chiarito come le risorse verranno distribuite fra i territori e come potranno essere utilizzati. La volontà della Provincia di confrontarsi con gli altri soggetti del territorio anche per elaborare nuovi piani di sviluppo da concordare all’interno di eventuali tavoli, c’è sempre.

L’assessore al turismo Roberto Failoni ha spiegato che anche sabato 28 novembre le regioni si sono confrontate sulla prossima stagione invernale, concordando su fatto che sia indispensabile sapere il 3 dicembre cosa succederà nei giorni successivi. «Ci sono migliaia di persone, migliaia di lavoratori, in ansia per il loro futuro. Dobbiamo avere risposte chiare. Non possiamo accettare ad esempio che Austria, Svizzera e Slovenia aprano le piste da sci mentre da noi questo viene proibito. Dal canto nostro, avanzeremo delle proposte, anche più restrittive rispetto ai protocolli già messi a punto da Roma, per far sì che si possa tornare a sciare in modo sicuro. Al tempo stesso, tutte le regioni, le Apt e gli operatori sono impegnati ad individuare altre opzioni possibili da offrire a coloro che comunque amano la montagna, oltre allo sci. Ovviamente, a monte deve essere possibile lo spostamento da una regione all’altra».

Pier Paolo Benetollo, direttore generale dell’Apss, ha spiegato le ultime novità per i nuclei familiari colpiti dal Covid, in particolare la possibilità per chi è uscito dalla malattia e si è negativizzato di tornare ad una vita normale, anche se gli altri familiari debbono ancora restare in isolamento o quarantena. Ciò ha migliorato notevolmente la vita delle famiglie.
Giancarlo Rusciti, responsabile del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia, ha illustrato il percorso fatto dalla Provincia nel campo dei test, compresi quelli antigenici effettuati in farmacia sui sintomatici (sugli asintomatici l’efficacia è troppo bassa, di circa il 50%). Dalla prossima settimana i dati sugli antigenici verranno inseriti nel computo nazionale, in una classificazione separata rispetto a quella dei positivi a seguito di tamponi molecolari. Si stanno nel frattempo provando anche nuovi metodi, in particolare il test salivare, in collaborazione con il Cibio e con il via libera dell’Istituto superiore della sanità.

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