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Alessio Manica (Facebook/Alessio Manica)

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Riva del Garda, stop alle case vacanze: Manica si complimenta con l'amministrazione

La «Legge Gilmozzi» è la normativa provinciale 16/2005 ed è stata pensata per limitare l’edificazione di case ad uso turistico. La legge viene applicata a quei Comuni che sono stati classificati come luoghi «a vocazione turistica»

Riva del Garda dice «no» al cambio d'uso delle abitazioni in case vacanze, il consigliere provinciale  Alessio Manica (PD) si complimenta con l'amministrazione comunale per la scelta. «Voglio rivolgere un plauso alla decisione assunta dalla Giunta del Comune di Riva del Garda di dire no alla trasformazione di edifici residenziali in case vacanza - afferma Manica -. La decisione, secondo quanto stabilito dalla normativa provinciale, dovrà essere approvata con deliberazione del Consiglio comunale entro il 20/12/2020 ma l’indicazione data dalla Giunta è inequivocabile. Allo stesso modo ho molto apprezzato le dichiarazioni odierne dei sindaci di Arco, Ledro e Nago – Torbole, in linea con quanto deciso dalla Giunta rivana».

Il 20 dicembre del 2020 scadrà la possibilità per i Comuni turistici di disapplicare la previsione urbanistica voluta dalla Giunta di Maurizio Fugatti in merito alla trasformazione di edifici esistenti in case vacanza. «Con l’assestamento di bilancio dello scorso agosto, infatti, la Giunta provinciale ha previsto la possibilità in capo ai Comuni di aggirare la cosiddetta “legge Gilmozzi” - quella che ha bloccato le seconde case nelle valli trentine - permettendo la ristrutturazione di volumi già esistenti per destinarli a uso vacanza e tempo libero» sottolinea Manica.

La «Legge Gilmozzi» è la normativa provinciale 16/2005 ed è stata pensata per limitare l’edificazione di case ad uso turistico. La legge viene applicata a quei Comuni che sono stati classificati come luoghi «a vocazione turistica». In buona sostanza, prevede che le nuove costruzioni vengano abitate come prima casa, anche se chi acquista l'immobile lo fa allo scopo di investire. 

«La norma - ricorda Manica - prevede che entro il 31 dicembre 2021 i Comuni ad alta intensità turistica definiscano con una variante semplificata al PRG il dimensionamento massimo degli interventi di cambio d'uso per la realizzazione di alloggi vacanze, ma prevede altresì che fino a quel momento è comunque ammesso il cambio d'uso con una semplice SCIA di edifici esistenti in case vacanza nel limite del 10% del dimensionamento per residenza ordinaria. Entro il 20 dicembre 2020, con deliberazione del consiglio comunale, i Comuni possono escludere l'applicazione di questa previsione. Per questo motivo nei giorni scorsi ho depositato una mozione in Consiglio provinciale per impegnare la Giunta, sentito il Consiglio delle Autonomie Locali, ad inviare ai Comuni interessati una comunicazione per ricordare proprio la possibilità riconosciutagli di disapplicare la previsione di cambio d'uso di edifici esistenti in case vacanza, e a farlo nei tempi utili a garantire ai Comuni la possibilità di convocare, se lo vorranno, il Consiglio comunale. Ho inoltre scritto al Presidente del Consiglio delle Autonomie Locali per chiedere anche a lui la disponibilità di inviare ai Comuni un promemoria in tal senso».

Una legge che sarebbe stata pensata guardando alla tutela del territorio, del paesaggio e delle necessità abitative, residenziali e socio-economiche della popolazione residente nei territori di montagna. «Anche la previsioni di limitate deroghe era fortemente regolamentata e subordinata all'attuazione di accordi di programma o piani speciali di carattere strategico - spiega Manica -. La previsione introdotta dalla Giunta Fugatti, con la scusa dell'emergenza Covid pur non essendo chiaro l'impatto anticongiunturale, ha previsto invece la possibilità in capo ai Comuni di derogare in maniera generalizzata ai limiti previsti per il dimensionamento massimo degli interventi di cambio d'uso, creando a mio avviso un forte ed irreversibile rischio per i territori e le comunità locali più interessate dal fenomeno turistico. Auspico quindi che la stessa decisione del Comune di Riva del Garda venga assunta da tutti i Comuni interessati, valorizzando la propria autonomia decisionale in campo pianificatorio».

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