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Manovra, la bocciatura di Cgil, Cisl e Uil: "Misure inadeguate per il futuro dell'autonomia"

Oltre alle critiche dei sindacati del pubblico impiego, anche i confederati attaccano la legge di bilancio

Non c'è solo il mancato accordo con le sigle del pubblico impiego per il rinnovo dei contratti a complicare il lavoro della giunta provinciale. Anche i sindacati confederati trentini bocciano la manovra finanziaria presentata dal presidente Maurizio Fugatti in aula lunedì 13 dicembre, la cui discussione comincerà in consiglio provinciale martedì.

"Una manovra non soddisfacente che non contiene misure adeguate a fronteggiare le sfide che attendono il Trentino e non risponde alle richieste del mondo del lavoro pubblico e privato che l’inasprirsi della pandemia potrebbe colpire nuovamente. Come sindacati abbiamo avanzato proposte concrete e addirittura abbiamo chiesto di poter dialogare per definire insieme le priorità per la ripresa. Ma la Giunta continua a negare il confronto su partite fondamentali per il Trentino come gli investimenti previsti dal Pnrr e le riforme per il futuro dell'Autonomia" dicono i segretari provinciali Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil).

Dalle sigle arrivano critiche di scarsa visione: "Ancora una volta mancano le riforme, o peggio si spacciano per riforme niente di più che piccoli aggiustamenti". Come, ribadiscono Cgil, Cisl e Uil, nel caso della sanità: "La pandemia ha messo a nudo tutte le criticità della sanità trentina e di fronte ad una popolazione con sempre più anziana si spaccia per riforma una riorganizzazione su cui si investe solo lo 0,03% del bilancio dell’Azienda sanitaria. Solo briciole, mentre restano senza risposte questioni come la medicina territoriale, la prevenzione, l’integrazione socio-sanitaria".

Per i sindacati serve fare di più sul fronte delle politiche del lavoro e del sostegno alle famiglie, bocciando senza appello una manovra con "misure spot per le famiglie di cui beneficeranno forse 70-80 nuclei familiari, che non aiuta giovani e famiglie sul lato della casa e degli affitti, e che non stanzia un euro per potenziare i centri per l’impiego e l’incontro domanda/offerta di lavoro".

Resta, infine, una priorità quella di presidiare le politiche industriali e per la sostenibilità dello sviluppo. "Il Trentino e le sue imprese debbono tornare ad investire puntando sulla sostenibilità. Se il Trentino si è dato un piano per arrivare ad uno sviluppo realmente compatibile con l’ambiente, è però ora di trovare risorse certe per sostenerlo. Invece gli investimenti su idrogeno, manutenzione del territorio contro il dissesto idrogeologico c’è ancora troppo poco, mentre gli impatti del cambiamento climatico rischiano di colpire di più proprio le terre alpine e le vocazioni agricole e turistiche. Anche nell’industria serve investire sull’innovazione del tessuto produttivo, anche attraendo sul nostro territorio nuove imprese, in grado di attrarre anche capitale umano qualificato. Ma per farlo bisognerà attendere le risorse dell’assestamento di bilancio" concludono i tre segretari.

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