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"Incompetenti lautamente pagati": Sgarbi risponde ai consiglieri di PD e M5S

levata di scudi di Tonini, Ghezzi e Rossi. Sulla vicenda anche il presidente Kaswalder: "Solidarietà ai due consiglieri"

"Pagati 6 mila euro al mese per dire castronerie". Così i neopresidente del Mart Vittorio Sgarbi definisce i consiglieri provinciali Sara ferrari, del PD, ed Alex Marini, dei Cinque Stelle, che hanno sollevato la questione della sua compatibilità, in quanto parlamentare, con il ruolo di presidente del museo di Rovereto (qui l'articolo). Compatiilità peraltro già confermata dall'Autorità nazionale anti-corruzione, ed oggetto di modifica da parte della Giunta del regolamento del museo.

Il noto critico d'arte (e critico tout court verrebbe da dire) non ha perso occasione per apostrofare i consiglieri trentini: "depensanti, lautamente pagati per la loro assoluta incompetenza", consegnando quindi alla "gogna" di facebook con tanto di nome e cognome i due consiglieri. "Due inetti" continua Sgarbi, dichiarando: "Spero che Cantone (presidente dell'Autorità nazionale anti-corruzione ndr.) li denunci".

L'affondo ha provocato una levata di scudi da parte di tutte le minoranze in Consiglio provinciale: Tonini del PD, Ghezzi di Futura e Rossi del Patt definiscono le parole utilizzate da Sgarbi un affronto all'intero Consiglio provinciale. Tant'è che anche Walter Kaswalder, alleato di Fugatti e Presidente dell'aula, chiede delucidaizoni in merito: "Se confermate quelle parole risultano inaccettabili".

"Esprimo solidarieta? ai due consiglieri in questione, nonche? rammarico per le espressioni sopra le righe apparse oggi sulla stampa", scrive Kaswalder. Più duro Paolo Ghezzi il quale, in un'interrogazione ufficiale, ricorda che "il critico d’arte ha dato prova di un’incostante e inconsistente attività amministrativa e politica e tuttavia si ritiene degno di ricevere il famigerato vitalizio. La sponsorizzazione, pur se a titolo gratuito, gli dà la massima licenza di inventare mostre straordinarie per rilanciare il museo, ma non la licenza di offendere gli eletti in consiglio provinciale, né chiunque lo critichi". 

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