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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
Politica

Pubblico impiego, il mancato rinnovo coinvolge 35mila occupati

Se ne riparlerà nel 2022. Il Pd: "Da Fugatti solo voltafaccia"

Nel dibattito politico provinciale tiene banco il tema del rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Mercoledì il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, presentanto la manovra finanziaria provinciale, aveva garantito che i rinnovi "dovuti e doverosi" sarebbero arrivati nel 2022 grazie ai fondi in arrivo dal nuovo accordo con lo Stato centrale.

Una decisione che però ha scontentato sia i sindacati che i partiti di opposizione, che hanno definito il presidente un bugiardo seriale. Il tema dei rinnovi infatti è sospeso dal 2020, quando è scoppiata la crisi pandemica. In sospeso dunque c'è anche l'adeguamento salariale per il triennio 2019-2021.

"Se la parentesi dell’arresto del rinnovo in seguito alla crisi pandemica è stata giustificata e accettata con pazienza da sindacati e lavoratori, ora, però, non si capisce il motivo degli annunci e dei voltafaccia di Fugatti, che prima rassicura sull’uso di parte della quota di risorse recuperate dalla compartecipazione alla spesa pubblica statale proprio per il rinnovo, per poi dire, invece, che riguarderà il triennio successivo 2022-2024. Nel frattempo i colleghi di tutta Italia hanno visto lo stanziamento delle prime risorse" denuncia la consigliera provinciale Sara Ferrari (Partito democratico).

Sono circa 35mila i lavoratori del pubblico impiego occupati nella Provincia autonoma di Trento, in settori importanti del campo economico e dei servizi: sanità, scuola, formazione professionale, ricerca, autonomie locali. "Sembra che la Provincia - continua la Ferrari - non riconosca il ruolo importante dei suoi dipendenti, nemmeno di quei sanitari che sono stati chiamati 'eroi' nella fase acuta della pandemia e oggi si sobbarcano un impegno senza sosta per garantire il servizio anche in sostituzione dei colleghi assenti".

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