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Sanità, la riforma bocciata in commissione. La Lega va avanti, i sindacati chiedono marcia indietro

Contrari anche esponenti di Fratelli d'Italia, ma l'assessore Segnana tira dritto. Le parti sociali vogliono un nuovo confronto

L'ospedale Santa Chiara di Trento

La quarta Commissione del Consiglio provinciale ha bocciato la delibera proposta dall'assessore alla salute Stefania Segnana sulla riforma della sanità trentina e la riorganizzazione dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari. Un voto, quello di mercoledì 25 agosto, arrivato dopo quattro ore di discussione, con un solo voto favorevole (quello della Lega) e cinque contrari: Pd, Patt, Futura e due dei tre esponenti di Fratelli d'Italia rimasti in aula al momento del voto.

Il parere della Commissione consiliare non è comunque vincolante, e l'assessore Segnana ha già preannunciato la sua volontà di andare avanti nell'approvazione a breve. Già venerdì sarà approvata la delibera della Giunta, essendo in scadenza la sperimentazione del modello organizzativo introdotto nel 2016, decaduto il quale si aprirebbe un vuoto nell’intero sistema. Il presidente della Commissione (Claudio Cia di Fratelli d'Italia, partito all'interno della maggioranza), nel motivare il proprio voto contrario ha consegnato all’assessore un documento sottoscritto da quasi tutti i componenti dell’organismo consiliare, tranne che dalla rappresentante della Lega, che giudica la delibera della Giunta “insufficiente a definire la cornice dalla riforma sanitaria trentina”.

"La delibera sulla riorganizzazione nasce quindi innanzitutto dalla necessità di intervenire entro la fine del mese per evitare il vuoto normativo che altrimenti si determinerebbe, ma le ragioni del cambiamento partono anche dalla considerazione che ci troviamo in un contesto sanitario completamente diverso da quello del 2016, cui si aggiunta anche l’emergenza Covid" è la replica dell'assessore Segnana. "Sapendo che con questo virus dovremo convivere ancora a lungo, serviva - aggiunge - una visione di prospettiva in grado di andare incontro alle necessità emerse dagli ospedali e dai territori".

È stato poi il direttore facente funzioni dell’Apss, Antonio Ferro, ad illustrare la riforma alla Commissione. "Per l’Apss - ha detto - era fondamentale non correre il rischio di buttar via anche il bambino insieme all’acqua sporca. Per questo abbiamo individuato i punti di forza e di debolezza della riforma organizzativa del 2016, tenuto conto che l’emergenza Covid ha modificato la visione della sanità pubblica. Sarà poi il regolamento aziendale che dovrà dare attuazione a questa delibera a entrare più in dettaglio nei cambiamenti”.

Critiche alla Giunta sul fronte della riforma sanitaria sono arrivate anche da Cgil, Cisl e Uil del Trentino. In una nota congiunta, i segretari Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Alotti (Uil), chiedono di riaprire il tavolo di confronto e ridiscutere i contenuti del testo. "La fretta - dicono le sigle - è sempre cattiva consigliera: la Giunta ha voluto bruciare le tappe per arrivare all’approvazione della riforma, ma con la bocciatura arrivata oggi (mercoledì ndr) l’Esecutivo non può andare all’approvazione di un provvedimento che rischia di scontentare tutti, ma soprattutto di non migliorare in termini di qualità ed efficienza l’assetto della sanità trentina, lasciano completamente irrisolti i nodi critici".

"Per questa ragione - continua la nota - auspichiamo che con umiltà l’assessora Segnana prenda atto del parere negativo espresso dalla quasi totalità dei consiglieri di maggioranza e di minoranza e avvii un confronto concreto e non solo formale sui contenuti del nuovo disegno organizzativo. Se così non fosse sarebbe un vero schiaffo al Consiglio provinciale".

"Per quanto ci riguarda - concludono i sindacati - ribadiamo le nostre perplessità su un provvedimento che per noi resta estremamente vago e indefinito in molti punti, una vera e propria mini controriforma, più attenta a logiche di consenso elettorale che al reale miglioramento dell’assistenza sanitaria per i cittadini e le cittadine; più orientato a tracciare una linea di demarcazione rispetto all’attuale modello più che a valutarne in modo critico e costruttivo le eventuali disfunzioni".

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