La crisi di governo e l'enigma Valdastico nord

I venti di guerra tra Lega e M5S rendono imperscrutabile l'orizzonte dell'autostrada che dovrebbe connettere Vicenza al Trentino

A31

Dopo la crisi in seno al governo giallo-verde la partita attorno alla Valdastico nord è diventata un vero e proprio enigma. L'opera che prevedeva il prolungamento dell'austostrada da Piovene Rocchette nel Vicentino al sud del Trentino con un tracciato tutto da disegnare, peraltro, in gennaio era stata sonoramente bocciata dal Consiglio di Stato in ragione del ricorso presentato dal Comune di Besenello.

Dopo la vittoria del Carroccio alle provinciali di Trento, l'opera, il cui iter è ripartito da zero, è tornata a raccogliere il favore della Lega e del suo elettorato. Ma paradossalmente, non tanto per ragioni di merito, ma soprattutto per ragioni tattiche, è il Pd trentino che sul versante del completamento della A31 nord si è fatto molto più scettico, modificando quello che era il suo orientamento degli ultimi mesi. Il motivo di questo cambio di passo da parte di una frazione dei dem trentini è chiaramente in chiave anti-leghista.

Il leader nazionale del Carroccio Matteo Salvini è favorevole senza sì e senza ma all'opera come lo è il presidente leghista della provincia autonoma trentina Maurizio Fugatti (che spinge per uno sbocco dell'opera a Rovereto), per cui i democratici trentini, per smarcarsi da un fronte pro autostrada dominato dal centrodestra hanno cominciato a riposizionarsi. Una mossa che in qualche modo ha spiazzato il Pd veneto che invece da anni è convintamente favorevole al prolungamento.

Previsioni possibili

Ora capire che cosa succederà nei prossimi anni è diventato un azzardo. Gli unici due soggetti titolati a dare un nuovo avvio (o a seppellirlo più o meno per sempre) al lungo e complicato iter per la realizzazione dell'autostrada sono il governo e il parlamento. E se la Lega non ha mai nascosto di essere a favore, l'altro socio della maggioranza, ovvero il M5S, ha tenuto un atteggiamento molto più ambiguo.

La base del movimento è ferocemente contraria, ma il realismo dell'ala governativa dei Cinque stelle aveva fatto propendere i vertici del partito nonché il ministro ai trasporti Danilo Toninelli (uno dei volti più noti del M5S) per una posizione più attendista, la quale aveva scontentato, almeno in parte, sia i fautori del sì che quelli del no. Ora che fra gli alleati di governo c'è stata una rottura, l'orizzonte politico sul futuro dell'opera è divenuto ancora più imperscrutabile.

Lo studio di fattibilità

A settembre la Brescia Padova, ovvero il titolare della concessione autostradale di uno dei più importanti tronconi dell'Italia del nord dovrebbe presentare uno studio di fattibilità. Il quale dalle indiscrezioni che arrivano dal ministero non conterrà uno sbocco a Rovereto. Se ne ricava gioco forza che fra i tracciati che ritornerebbero in auge ci sarebbero quello che giunge a Besenello (già bocciato dalla magistratura amministrativa per vero) e quello che lambirebbe la Valsugana. Il quale però, anche da diversi fautori dell'opera, è visto come una ipotesi peregrina. Che senso ha sovrapporre una porzione della futura A31 nord giustappunto lungo la Valsugana quando a questo punto basterebbe rispolverare il progetto di Anas, con gli opportuni accorgimenti, per il riammodernamento della stessa Valsugana da Bassano a Trento?

Questo è quanto si domandano i detrattori di questa opzione. Il che però fa nascere spontanee alcune domande. Che cosa succederà se a settembre lo studio di fattibilità di Brescia Padova (che fa capo alla famiglia Benetton e ad un pool di investitori internazionali) prevedesse uno sbocco ancora una volta a Besenello? E quale governo dovrebbe a questo punto gestire il dossier? L'attuale esecutivo? Un governo dimissionario? Un governo di rimpasto? Un governo tecnico, uno di scopo o uno nuovo, magari con maggioranze diverse?

Il fronte del no rialza la testa

Va ricordato peraltro che nei mesi passati sono state molte le forze politiche, a partire dalla Lega, che hanno basato il proprio successo sulla promessa del sì all'opera ma non nel collegio di riferimento del candidato che genericamente la propugnava: una sorta di effetto nimby che in prima battuta ha pagato. Ma la situazione non si è cristallizzata. Vuoi per mera tattica, vuoi per ragioni di convincimento profondo il fronte del no tout-court all'opera ha ricominciato a organizzarsi. Non c'è solo il comune di Besenello (che col sindaco Cristian Comperini non ne aveva mai fatto solo una questione di passaggio in una zona piuttosto che in un'altra, dando all'opera un valore negativo a prescindere dal fatto che il territorio interessato fosse uno o l'altro). L'amministrazione di Rovereto, il più importante comune del trentino dopo il capoluogo, si è messa di traverso.

Lo stesso stanno cominciando a fare i comuni del comprensorio della Vigolana e di Folgaria: i primi perché hanno un turismo poco compatibile con i numeri che potrebbe portare un'arteria così come la vogliono i fautori. Poi ci sono i secondi, che temono che eventuali impoverimenti della falda idrica della montagna impediscano ai consorzi sciistici di produrre neve artificiale durante l'inverno. In ultimo c'è il fronte dei sindaci che sono appunto contrari al prolungamento sia per ragioni locali che di ordine generale. Tra questi spiccano Lorenzo Galletti, sindaco di Terragnolo e Massimo Plazzer, sindaco di Vallarsa. Si tratta di due municipalità che confinano col Vicentino (con Laghi e Posina la prima, con Recoaro e Valli del Pasubio la seconda). «Non possiamo nascondere - spiegano i due - che se quell'opera passasse per le nostre valli saremmo di fronte a una sciagura. Il nostro è un territorio geologicamente delicatissimo. I cantieri avrebbero un impatto devastante e anche dal punto di vista ingegneristico sarebbero una sorta di costosissima missione impossibile».

I due però vanno oltre: «Siamo i sindaci di due piccoli comuni con i problemi tipici di chi ha un territorio vasto, sparso su tantissime frazioni, ma non ci sottraiamo ad una discussione di più alto livello. Il progetto della A31 nord è stato concepito negli anni ‘60 quando c'era un altro mondo, un altro modo di pensare le infrastrutture. Se si prosegue sulla strada del sì rischiamo di incaponirci per una idea di trasporto che nasce vecchia di mezzo secolo e che quando sarà ultimato il progetto, se mai lo sarà, si presenterà agli utenti della strada come un esempio di archeologia dei trasporti».

L'incognita della concessione

Frattanto però al ministero delle infrastrutture si moltiplicano le voci. Voci che riguardano la concessione autostradale per la Brescia Padova. Tra le condizioni che sarebbero alla base di una proroga della stessa concessione senza passare per una nuova gara ci sarebbe appunto il prolungamento della A31. La normativa continentale prevederebbe per vero una nuova gara, visto che le proroghe in passato sarebbero state troppe: ma da sempre i Paesi europei la applicano in modo elastico a seconda del momento, delle convenienze e delle pressioni delle lobby.

Se davvero Benetton e soci ottenessero l'ennesimo rinvio per l'assegnazione della concessione senza l'obbligo di realizzare la Pirubi nord è assai probabile che l'ipotesi del prolungamento tramonterebbe. Il che però sarebbe uno schiaffo alla Confindustria veneta e a quella trentina giacché le imprese associate tra appalti e subappalti avrebbero garantite parecchie commesse che in un momento di stallo dell'economia fanno gola e non poco. «Al momento - fa sapere Luca Canale, uno dei volti più noti del fronte No Valdastico nord del Vicentino - siamo in attesa di vedere lo studio della Brescia Padova. Poi diremo la nostra. Certo è - prosegue l'attivista - in Trentino la galassia degli oppositori alla grande opera si sta riorganizzando di gran carriera, anche per l'impulso di alcuni sindaci. Nel Vicentino si va più alla chetichella».

(Fonte VicenzaToday)

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