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Polemica nel Pd: Dorigatti, Nardelli e Rudari rispondono a Civico

I tre intervengono "per stigmatizzare i contenuti dell'intervista rilasciata dal collega Mattia Civico nei giorni scorsi, in cui sollecitava il Pd ad affrontare il «nodo» della discontinuità rispetto alle «distorsioni» nella gestione del potere da parte della giunta firmata Dellai"

Riceviamo e pubblichiamo

"Non crediamo si possano definire fisiologiche le fibrillazioni che in questi giorni stanno caratterizzando il centrosinistra autonomista trentino». Tre dei sei consiglieri provinciali del Pd: Michele Nardelli, Andrea Rudari  e il presidente  Bruno Dorigatti, hanno deciso di intervenire insieme per stigmatizzare i contenuti dell'intervista rilasciata all' Adige  dal collega Mattia Civico nei giorni scorsi, in cui sollecitava il Pd ad affrontare il «nodo» della discontinuità rispetto alle «distorsioni» nella gestione del potere da parte della giunta firmata Dellai, ma anche per criticare la difesa di Civico fatta dal segretario del partito, Michele Nicoletti, secondo il quale non c'è motivo di drammatizzare le parole del consigliere provinciale. 

"Ovviamente - scrivono in una nota congiunta Dorigatti, Nardelli e Rudari, - ci sta che su singole scelte amministrative possano esserci valutazioni diverse, corrispondenti ad altrettante sensibilità, ma ci sono questioni di rilevanza sociale e finanziaria tale sulle quali non sono ammissibili ombre nel giudizio, né riteniamo accettabili modalità polemiche che rischiano di minare la reciproca fiducia all'interno della coalizione. Ma ancora più gravi sono a nostro avviso le ripetute uscite di questi giorni che hanno teso ad accreditare l'idea secondo la quale la rinuncia del presidente Alberto Pacher a candidarsi come leader della coalizione nelle elezioni di ottobre sarebbe il frutto di pesanti eredità lasciate nella gestione della Provincia da parte di Lorenzo Dellai». 
I consiglieri sottolineano che: «Al di là della ferma smentita di Pacher, che ha definito tutto questo "una cretinata", riteniamo che una simile valutazione sia offensiva per lo stesso presidente in carica, per il nostro lavoro in consiglio e nell'esecutivo, e infine per un percorso di quindici anni di governo che al contrario vogliamo rivendicare e che ci viene riconosciuto da tutte le analisi sul grado di benessere nelle regioni italiane. Non valorizzare l'esperienza di governo che ha contribuito a fare diverso il Trentino sarebbe un grave errore, senza per questo sottacere le contraddizioni e la necessità di apportare cambiamenti che sono d'obbligo in un contesto in continua trasformazione. Non è una novità che vi siano state diversità di giudizio sul percorso di governo a guida Dellai, che hanno percorso trasversalmente la coalizione e i partiti che ne sono stati protagonisti. E questo ha contribuito ad accentuare le divisioni, ad indebolire la coesione e lo spirito coalizionale. Ma questo non ha impedito, anche nei passaggi più delicati che la crisi ha portato con sé, di condividere le scelte più significative».

Dorigatti, Rudari e Nardelli invitano dunque il Pd a ripartire da questa coalizione di centrosinistra autonomista e «non certo dall'omologazione del quadro politico trentino alle larghe intese nazionali, o dall'apertura dell'attuale maggioranza a partiti o personaggi che hanno descritto il Trentino come in preda al malgoverno e che hanno avversato le più importanti riforme e scelte di indirizzo di questi anni». I tre consiglieri provinciali Pd criticano poi la «religione» delle primarie, soprattutto se doppie (di partito e di coalizione) «quasi che ogni altra forma di convergenza debba essere considerata antidemocratica, rappresenta una negazione del ruolo dei corpi intermedi fra cittadini ed istituzioni e della politica, la cui crisi non deve affatto portarci ad abbracciare quella cultura plebiscitaria che dell'era berlusconiana è figlia. L'idea che la partecipazione democratica avvenga nel rapporto diretto fra il leader e il cittadino suffraga la solitudine dell'atomizzazione sociale e dello spaesamento». E concludono con un appello affinché «si lavori insieme per rafforzare le ragioni dell'unità e non della divisione, consapevoli che in gioco non c'è il futuro politico di qualcuno ma il destino di una terra alla quale vogliamo bene». 

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