Martedì, 18 Maggio 2021
Politica

Il caso dello stalker recidivo della 16enne arriva in Senato

Il caso dello stalker recidivo della 16enne di Strigno finisce in Senato. È stato il senatore leghista Sergio Divina, che ha chiesto "un interessamento governativo forte che assuma tutte le iniziative del caso"

Il caso dello stalker recidivo della 16enne di Strigno finisce in Senato. È stato il senatore della Lega Nord Sergio Divina, che ha chiesto "un interessamento governativo forte che assuma tutte le iniziative del caso". 

Ecco l'intervento integrale

Vorrei portare all'attenzione dell'Assemblea un caso che angoscia un paese, anzi direi una vallata, oltre che una famiglia.  Il caso riguarda un cittadino siriano che ha ottenuto asilo politico e i suoi atteggiamenti nei confronti di una minorenne che vive in una località della Valsugana. Il ragazzo importuna sistematicamente questa minore, ottiene una condanna, il giudice ordina l'allontanamento da quella zona, ma il ragazzo persiste e ritorna nel paese; nonostante abbia un foglio di via continua in questa azione, perseguitando questa ragazza. Il suo obiettivo è quello di sposarla e portarla - a detta sua - nel suo Paese d'origine, cioè la Siria. Ottiene una prima condanna a otto mesi per questo atteggiamento persecutorio. Il comportamento viene reiterato; ottiene una seconda condanna; finisce di nuovo in carcere per altri tre mesi; ottiene infine un terzo arresto per altri e ulteriori tre mesi. 
Per questa famiglia, non occorre dirlo, è un autentico incubo. 

Il ragazzo, scarcerato per la quarta volta, viene sorpreso nascosto nel giardino della ragazza con l'intento di spiarla. I carabinieri, interpellati, dicono che non ci sono i presupposti per l'arresto. Il ragazzo continua a dire con una minaccia: «Me lo suggerisce il mio Dio; la devo portare in Siria per sposarla». Vengono recapitate a mano delle lettere in serie che, oltre a significare la persistenza, denotano anche che la mano che imbuca o è la sua o addirittura quella di un complice.  Noi sappiamo, perché abbiamo trattato la materia recentemente, che il 10 per cento degli omicidi/femminicidi è normalmente anticipato da atti persecutori di questo tipo. Il copione è sempre lo stesso: famiglia disperata; il 25 maggio il soggetto accusato ritorna in libertà; i carabinieri lo accompagnano alla stazione, ma dopo due ore di fermo lo devono liberare. Famiglia distrutta, anche perché ha speso un'infinità di risorse per pagare gli avvocati senza ottenere nessun provvedimento. La figlia si ammala, viene addirittura ricoverata per crisi nervose; le assenze prolungate le compromettano anche l'anno scolastico. Oggi, o meglio ieri, il soggetto si ripresenta. Oggi si trova in carcere, ma adesso le minacce sono più pesanti tanto che avverte - è sui giornali di oggi - di far saltare loro la casa se non gli verrà concesso quello che sta chiedendo.  Su questa vicenda si incrociano più problematiche: immigrazione, situazione dei rifugiati, reati - in questo caso stalking - Trattato di Istanbul, violenza sulle donne. Il caso non si sta risolvendo. Serve un interessamento governativo forte che assuma tutte le iniziative del caso. Dobbiamo ridare serenità a questa famiglia e sicurezza a questa ragazza, ma anche a tutta la valle che aspetta che si faccia giustizia e che chiede sicurezza e una presenza effettiva dello Stato. 

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