Ministro Boccia a Trento: "Lo Stato ha fatto tutto quello che poteva anche per il Trentino"

Ancora bloccata la trattativa sui 430 milioni di euro, ma Boccia ha ricordato gli aiuti di Stato che valgono anche per il Trentino

"Missione" del ministro alle Autonomie Locali Francesco Boccia in Trentino Alto Adige lunedì 4 maggio, per definire gli accordi tra lo Stato e le due province autonome, che hanno richiesto di sospendere il versamento alle casse dello Stato previsto dall'Accordo di Milano e dal Patto di Stabilità, che per il Trentino significa circa 430 milioni di euro. C'è poi la possibilità, per il Trentino, di fare più debito. Proposta che, chiaramente, è ampiamente sostenuta da Boccia. "Serve però un passaggio formale in Parlamento" ha ricordato Fugatti. 

La trattativa sui 430 milioni di euro, per ora, non ha fatto grandi passi avanti. Sia Boccia che Fugatti hanno dichiarato che si potrà ragionevolmente arrivare ad un accordo, ed entrambi hanno sottolineato i continui e collaborativi contatti reciproci, ma non c'è nulla di certo. "I conti pubblici nazionali sono saltati - ha detto Fugatti - crediamo che quelle risorse possano servire a poco allo Stato in una situazione come questa, mentre a noi servono per esercitare le nostre competenze, visto che il minor gettito previsto, a causa dell'emergenza, sarà pari a 400 milioni di euro".

Il ministro Boccia ha ricordato le azioni anti-crisi che lo Stato ha messo in campo e che coinvolgono anche il Trentino: un fondo da 3 miliardi per tutti i comuni italiani, 600 milioni di euro per il trasporto pubblico locale, un fondo da un miliardo e mezzo che andrà ripartito per due terzi sulle regioni a statuto speciale. "La cifra è già nel provvedimento che vedrà la luce in questi giorni presso il Consiglio dei ministri, ma la valutazione finale la faremo quando sapremo se hanno avuto minor gettito in questo periodo le speciali o le ordinarie" ha detto Boccia.

Il ministro ha poi ricordato tutti quei settori in cui lo Stato ha agito nell'emergenza, anche in Trentino. Sono infatti arrivati dallo Stato, all'inizio dell'emergenza, 32 ventilatori polmonari, 15 ventilatori sub-invasivi, 10 caschi per la resporazione forzata, 2 milioni di mascherine chirurgiche e 100mila FFP2, ma anche 46 operatori sanitari, tra medici, infermieri e oss, inviati sul territorio trentino. Il ministro ha poi ricordato le forze armate, le forze dell'ordine, ed altri apparati statali fondamentali per la fase 2 come l'Inail, impegnata a definire protocolli di sicurezza per tutti i settori economici, con norme che siano uguali in tutta Italia.

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"I cittadini trentini devono sapere che tutto quello che lo Stato poteva fare per il Trentino lo ha fatto - ha detto Boccia - Ancora oggi il commissario per l'emergenza Arcuri può inviare in qualsiasi momento materiale e personale per fronteggiare l'emergenza anche in Trentino. Nonostante tutto l'organizzazione sanitaria territoriale resta territoriale, ma con un insegnamento che ci viene da questi due mesi: la prevenzione territoriale pubblica deve essere rafforzata". 

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