Martedì, 21 Settembre 2021
Politica

L'ipotesi del «lockdown totale» vista da Draghi

Il consulente del ministero Ricciardi a metà febbraio ha chiesto la chiusura immediata dell'Italia, anche delle scuole, per fronteggiare la variante inglese e prevenire la terza ondata dell'epidemia di coronavirus. Il nuovo premier ha intenzione di usare i poteri del governo sulle regioni e di seguire l'esempio Merkel in Germania

Il lockdown totale richiesto da Walter Ricciardi, il consulente del ministro della Salute Roberto Speranza ha incontrato il favore di Andrea Crisanti, che già si era ampiamente espresso su questa possibilità, ma lo scontro di diverse altre opinioni, tra le quali quella di Matteo Salvini. Non ci sono, però, opinioni che hanno un peso maggiore rispetto ad altre, nel mondo politico ovviamente. Sarà ora il governo Draghi, come in passato quello di Giuseppe Conte, a dover prendere una decisione. Il governo di Mario Draghi non è iniziato in maniera molto tranquilla, la polemica ha iniziato a scaldare gli animi già un giorno dopo dalla sua salita, seppure lui non si era ancora espresso in merito a quanto dichiarato da Ricciardi. 

Draghi sull'ipotesi di lockdown totale

Dopo che Ricciardi ha rilasciato una dichiarazione all'Ansa, nel giorno di San Valentino, dove chiedeve «un lockdown totale in tutta Italia immediato, che preveda anche la chiusura delle scuole facendo salve le attività essenziali, ma di durata limitata». Pare anche che ne abbia già parlato con il ministro Speranza e che sarebbe favorevole e che si attende ora la decisione da parte del governo, se accogliere l'indicazione del consulente o meno. Lo ha affermato a Che tempo che fa, nella serata di domenica, Ricciardi: «Credo che il ministro Speranza sia convinto di questa nuova fase, spero che il presidente del Consiglio Draghi recepisca e che il governo appoggi, ma dipende dal governo». E ancora:  «Ci siamo parlati, non si è pronunciato perché sono decisioni che deve prendere il governo e il presidente del Consiglio. Spero che il presidente del Consiglio recepisca e vada in questa direzione».

Come riporta Today, la strategia del no-Covid, ha aggiunto, «ci consentirà di tornare alla normalità in mesi, non in anni». Ricciardi ha, inoltre, precisato di non avere «rapporti con il presidente del Consiglio, ma con Speranza». Con il ministro «sono sempre stato in piena sintonia sul rigore delle misure, ma da settembre non siamo riusciti ad essere impattanti pienamente sulle decisioni del governo, soprattutto perché» ha concluso «il precedente presidente del Consiglio e alcuni ministri non erano d'accordo sull'adozione di misure così forti». E le sue parole hanno rivelato un retroscena di cui si era parlato molto negli ultimi tempi: negli ultimi mesi dell'emergenza coronavirus il governo è stato spaccato tra l'ala rigorista dei ministri Boccia e Speranza, supportati dai rappresentanti del Partito Democratico nell'esecutivo, e quella "aperturista" del MoVimento 5 Stelle e di Italia Viva con i quali si era decisamente schierato Giuseppe Conte.  «I Dpcm si susseguivano di 15 in giorni in 15 giorni, quando noi sappiamo che la pandemia è un evento che dura mesi e in certi casi anni - conferma Ricciardi - Bisogna essere sinceri con la popolazione e dire che la situazione non potrà migliorare dopo 15 giorni. Queste cose le dico da ottobre ed è da ottobre che sappiamo che gli impianti sciistici non possono essere aperti».

Questo è il motivo dei Dpcm e dei decreti legge con eccezioni alle regole e scappatoie che negli ultimi tempi, prima dello scoppio della guerra con Renzi e della conseguente crisi, erano stati varati da Conte. Che ha sempre tenuto una linea che cercava di conciliare le esigenze dell'emergenza con la libertà di circolazione dei cittadini e quelle degli operatori economici. L'ipotesi di lockdown totale su cui Draghi si dovrà pronunciare arriva insieme a un'altra decisione di Speranza: gli impianti sciistici, che avrebbero dovuto riaprire il 15 febbraio nelle zone gialle, resteranno chiusi fino al 5 marzo, giorno di scadenza dell’ultimo Dpcm firmato da Giuseppe Conte. L’ordinanza del titolare della Salute, che si è confrontato con la ministra degli Affari regionali Mariastella Gelmini, traccia una linea di continuità con l’esecutivo precedente. E il comunicato stampa ricorda che nel verbale del 12 febbraio  il Comitato Tecnico Scientifico, con specifico riferimento alla riapertura degli impianti sciistici nelle regioni inserite nelle cosiddette ''aree gialle'', affermava che «allo stato attuale non appaiono sussistenti le condizioni per ulteriori rilasci delle misure contenitive vigenti, incluse quelle previste per il settore sciistico amatoriale». 

Le (probabili) mosse di Draghi

Draghi ha intenzione di lavorare sull'ampliamento della campagna vaccinale includendo i medici di famiglia per il siero di AstraZeneca e, quando arriverà, di Johnson&Johnson, che sarà disponibile in fiale monodose facili da conservare. L'obiettivo è quello di immunizzare trecentomila persone al giorno entro marzo e mezzo milione per la primavera. Sul lockdown Draghi ha davanti a sé l'esempio della Germania e il fatto che con la cancelliera Angela Merkel, che si ritirerà a settembre, ha avuto per molto tempo un filo diretto. E cosa è successo in Germania? È successo che qualche giorno fa proprio la Merkel si è presentata in Parlamento dopo il nuovo prolungamento del lockdown tedesco, che è uno dei più duri d'Europa, dicendo che lo scorso autunno «non siamo stati abbastanza attenti e non siamo stati abbastanza rapidi» nel contrastare il virus. La cancelliera, allora, si era scontrata più volte con i primi ministri dei land, riluttanti ad accettare misure più restrittive. 

Per questo la seconda ondata ha travolto la Germania mentre i governatori dei Lander si opponevano al lockdown più rigoroso: l'esplosione dei casi, ha precisato la cancelliera, «è stata conseguenza di un modo di procedere tentennante». Dopo due mesi di lockdown duro, finalmente i contagi rallentano: nelle ultime 24 ore ne sono registrati 10.237, un numero lontano dai record di dicembre. E anche i morti non sfiorano più i mille al giorno di fine anno: nelle ultime 24 ore se ne sono registrati 666, secondo il Robert Koch Institut. L'esempio di Merkel sarà molto importante per Draghi: in primo luogo perché in attesa dei numeri e di una loro eventuale crescita ha già fatto capire che ha intenzione di usare i poteri del governo nei confronti delle Regioni e degli altri Enti locali. Secondo una fonte a lui vicina citata dall'Ansa, Draghi ha «il peso per mettere le persone con le spalle al muro». E può usufruire degli strumenti previsti dalla Costituzione, che il governo giallorosa non ha mai voluto utilizzare, quell'articolo 120 in cui si afferma che «il governo può sostituirsi a organi delle Regioni...nel caso di...pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione». E poi perché proprio per questo, come conclude Repubblica, Draghi non si lancerà in riaperture avventate, cercando semmai di tutelare le lezioni scolastiche. Ma accanto all’eventuale contenimento, pretende uno scatto sui vaccini. 

D'altro canto da governatore sugli enti locali aveva già posto il problema: «L’esperienza degli ultimi anni, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, mostra come il processo decisionale condiviso fra Stato e Regioni sia faticoso e spesso inefficace», aveva detto all’assemblea della Banca d’Italia del 31 maggio 2007. E dal 2010 al 2020 i sette governi che si sono alternati alla guida dell’Italia hanno impugnato 536 leggi regionali perché in contrasto con i poteri centrali. Intanto nell'intervista rilasciata al Messaggero, Ricciardi cita proprio l'esempio tedesco tanto caro a Draghi: «Il tracciamento va rafforzato, proprio come sta facendo adesso la Germania che sta reclutando personale a tutto spiano. Al ministro ho sottoposto la necessità di proporre al governo tre cose: lockdown breve e mirato, tornare a testare e tracciare, vaccinare a tutto spiano». Intanto la Lega chiede la testa sua e quella di Domenico Arcuri. Ma anche Giorgio Palù, presidente dell'Aifa, si schiera: «Se terremo a bada il virus nei prossimi due tre mesi, forse usciremo dal raggio della sua minaccia. Le infezioni respiratorie raggiungono il picco in inverno e in primavera-estate si mitigano. Dobbiamo aver fiducia! Spingendo sulla vaccinazioni e rinunciando per qualche altra settimana ad attenuazione di colori e tentazioni di riaperture». E Arcuri, supercommissario all'emergenza? Anche se Renzi e Salvini chiedono la sua testa, per ora rimarrà al suo posto. Ma dovrà portare altri risultati. E questo in ogni caso darà altri attriti con Salvini, già scottato dalla riconferma di Speranza. Il Carroccio, in asse con Italia Viva, difficilmente accetterà di buon grado la riconferma di Arcuri, nemico numero uno dei leghisti assieme proprio al ministro della Salute e Lucia Azzolina. E il "cambio di squadra" chiesto dai capigruppo leghisti potrebbe coinvolgere anche lo stesso Cts. 

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