Il Governo impugna l'ordinanza trentina, Bisesti: "Nemici dell'autonomia"

Il ministro Boccia contro le norme meno restrittive rispetto al Dpcm. Risponde il segretario della Lega: "Devono avere rispetto istituzionale della nostra specialità"

Roma impugna l'ordinanza del Trentino, che ha deciso di non applicare alcuni punti del Dpcm Conte tra cui la chiusura di bar e ristoranti alle 18 e la didattica a distanza per le superiori. "Il Governo è nemico del Trentino e dell'autonomia": così scrive, in un comunicato stampa, il segretario trentino della Lega Mirko Bisesti, assessore provinciale all'istruzione.

L'impugnativa, spiega Bisesti, vanificherebbe gli investimenti fatti dalla Provincia di Trento per mettere in sicurezza le scuole, creando classi aggiuntive prima dell'inizio dell'anno scolastico (con l'assunzione di 800 docenti) e quelli fatti nel trasporto pubblico, implementato con l'obiettivo (ancora da raggiungere) di eliminare i posti in piedi su corriere e treni. "Non riconoscendo gli sforzi fatti per affrontare l'emergenza il Governo dimostra la lontananza dalla nostra realtà e ci pone sullo stesso piano di altre regioni ove questi interventi non sono stati messi in atto" scrive Bisesti, difendendo l'ordinanza del presidente leghista Fugatti.

Bar e ristoranti: nuova ordinanza di Fugatti

Più complessa la posizione del Partito Democratico del Trentino: "dopo l'emanazione dell'ordinanza provinciale abbiamo scritto che condividevamo la scelta del presidente Fugatti di tenere aperti più a lungo bar e ristoranti, augurandoci però che questa fosse una decisione seria, presa in certezza di diritto". Così, secondo il PD non è stato: "dispiace vedere come il presidente agisca in modo propagandistico, abbiamo spesso il sospetto che voglia dimostrare di essere più bravo del Governo senza poterselo permettere".

All'impugnativa del Governo arriva anche la reazione dei sindacati trentini: "la cosa più grave è che saranno le imprese e i lavoratori a pagare le conseguenze di questa situazione di totale indeterminatezza. Imprese e lavoratori già pesantemente provati dalla crisi, dalla chiusura totale della primavera scorsa e dalle prospettive incerte del prossimo futuro", si legge in una nota di Cgil, Cisl e Uil, che tornano a ribadire la necessità di investimenti in sanità pubblica e prevenzione prima di potersi "permettere" misure meno restrittive. 

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