Fugatti, Segnana e Zanotelli percepiscono l'indennità parlamentare: "Impossibile rinunciare"

Il presidente Fugatti ha chiarito in aula che le mancate dimissioni sono legate all'election day di maggio 2019. Quanto all'indennità "non è stato possibile rinunciarvi, abbiamo però rinunciato al doppio stipendio"

Maurizio Fugatti, Stefania Segnana e Giulia Zanotelli, contrariamente a quanto annunciato anche alla stampa, non si sono dimessi dal ruolo di parlamentari e ne percepiscono ancora il compenso. E' quanto emerge da due risposte dirette fornite dallo stesso presidente Fugatti al consigliere del Patt Ugo Rossi ed ai coonsiglieri del Movimento Cinque Stelle Filippo Degasperi ed Alex Marini.

Certo, ci sono da fare delle precisazioni: Fugatti ha subito chiarito che lui e le altre due parlamentari leghiste hanno già firmato un accordo, rinunciando a uno dei due stipendi. "Ci dimetteremo nel momento in cui sarà possibile concorrere all'election day di maggio - ha detto il presidente - questo è nell'interesse dei trentini".

Lo stipendio al quale hanno rinunciato, però, è quello da assessore, e nel caso di Fugatti, da presidente. In pratica tra i due lo stipendio rimasto è quello da parlamentare, con tutti i vantaggi, anche giuridici, che ne conseguono. Ancora una volta, chiarisce Fugatti, non per volontà loro: "non è stato possibile rinunciare all'indennità da parlamentari". Certo, finchè si resta in carica. 

A fare i conti in tasca ai tre è il consigliere Degasperi del  Movimento Cinque Stelle: "con le diarie e i rimborsi per i collaboratori vale dal doppio al triplo rispetto a quella provinciale aggirandosi attorno ai 15mila euro netti mensili, senza contare i contributi previdenziali". 

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