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Elezioni, candidati, simboli e...pasta

In campagna elettorale tutto fa simbolo, oltre a volti ed ai "santini" che spuntano dappertutto di questi tempi ci sono oggetti, nomi, baffi e pacchi di pasta che diventano depositari di significati. E' così che la pasta Felicetti diventa il cibo per alimentare i diritti di tutti, mentre la Barilla diventa la difesa della famiglia tradizionale, Alberto da Giussano e V per Vendetta sono forse cavalieri romantici di un'epoca che non è mai esistita

Elezioni, candidati, simboli e...pasta. In tempo di campagna elettorale ogni cosa può diventare un simbolo, un oggetto come un pacco di pasta può diventare depositario di un'idea o di un modo di pensare. Ieri in centro storico, in fondo a via Oriola, il capolista dei riformisti Alexander Schuster, ha pensato di distribuire ai passanti, insieme al materiale informativo del suo movimento, DOE diritti opportunità equità, anche dei pacchi di pasta Felicetti. Una scelta a chilometri zero (o quasi zero si affretta a precisare il candidato, visto che comunque il grano arriva nel pastificio di Cavalese dall'estero) ma anche una risposta al candidato presidente con Fratelli d'Italia Cristiano De Eccher che settimane aveva distribuito in piazza Lodron pacchi di pasta Barilla. Il manager dell'azienda Guido Barilla aveva infatti affermato che non avrebbe mai messo nelle pubblicità del suo prodotto una famiglia non tradizionale, ovvero composta da un uomo, una donna, e dei figli. Logica pubblicitaria certo, ma la famosa pasta di "dove c'è casa" è diventata subito il simbolo di diritti negati o ancora non del tutto riconosciuti alle coppie omosessuali. La risposta di Schuster si collega proprio a quella vicenda fornendo un "simbolo" alternativo e portando all'opinione pubblica attraverso il simbolo una questione estromessa dalla campagna elettorale. 

Il simbolo è costato invece caro a Claudio Taverna ed alla sua lista, esclusa dalle elezioni proprio perchè il "marchio di fabbrica", è stato ritenuto troppo simile a quello di Silvano Grisenti: PT sì e PTL no. C'è poi Rifondazione Comunista, che si presenta alle elezioni con un simbolo, quello della falce incrociata al martello, che porta con sè una storia lunga più di un secolo, con tutto il carico ideologico che ne consegue. La Lega Nord mette nel proprio simbolo, anche in Trentino, quell'Alberto da Giussano, forse personaggio leggendario, già simbolo nel XII secolo della lotta della Lega Lombarda contro l'impero, e l'imperialismo, di Federico Barbarossa. La Lega Nord del resto è ormai il partito più "storico" di tutto il panorama politico italiano, o perlomeno dell'arco parlamentare. Anche i verdi si presentano con il simbolo storico e "solare" del partito nato negli anni '90. Anche il nome può essere un simbolo e perfino un nome personale, come quello di Lorenzo Dellai, inserito all'ultimo momento nel simbolo dell'UPT. Ma anche l'attaccamento al territorio può avere un valore simbolico, come nel caso di Forza Italia, che ha cambiato il nome della lista in Forza Trentino e, per la provincia di Bolzano, in Forza Alto Adige, o come "Fare per fermare il declino" declinato in "Fare Trentino". Il simbolo può essere legato ad una faccia, come ha fatto Diego Mosna per la sua campagna elettorale, "mettendoci la faccia"; e subito i suoi baffi sono stati inclusi nel simbolo di Insieme per l'Autonomia: "la lista coi baffi", un marchio di fabbrica già usato in un noto spot di camicie. Anche coprire il proprio volto, infine, può avere una valenza simbolica, specialmente se la maschera è più nota della faccia che copre, come nel caso del'ultima trovata del candidato Ago Carollo, simbolo dei tempi. 

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